Pro-vocazioni letterarie è uno spazio dedicato agli amanti della scrittura, nella perenne ricerca di un equilibrio tra l'estro creativo e il dettato dei canoni culturali in voga, nella provocazione dell'esserci.
Interpreti e testimoni del proprio tempo.

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Incontro Albalibri

November 17th, 2008 · No Comments

Sabato 22 novembre, ore 18.00, alla Libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele, Milano, serata di filosofia e poesia.

Il poeta e filosofo Salvatore Patriarca presenterà la collana In limine con il primo libro, dal titolo “Corpo Linguaggio Intersoggettività. Studi husserliani”, scritto da tre giovani ricercatori di filosofia presso l’Università di Bari: Arcangelo Licinio, Filippo Silvestri e Alessandro Toriello, giunti per l’occasione.

In chiusura sarà presentato il nuovo libro di poesie di Çlirim Muça: “Il breve volo”.

→ No CommentsTags: 7.Bacheca/conferenze/eventi

Apollo e Valentina

November 14th, 2008 · No Comments

Una storia che parte dalla A e si ferma in prossimità della Z.

In un pomeriggio piovoso di fine ottobre trovo rifugio presso l’Atelier Chagall. Valentina riflette fedelmente l’umore grigio autunnale. Mi spiega, quasi scusandosi, di essere sofferente… Non posso fare molto per la sua cervicale, ma come in un gioco di prestigio, appena iniziamo a parlare degli inizi di Apollo e Dioniso (A&D) il suo volto si rischiara.

Nella Grecia antica il ruolo della donna era piuttosto defilato. Bisognava salire sull’Olimpo degli dei o calarsi negli anfratti della mitologia per incontrare delle figure femminili. Domando quale ruolo si è ritagliata, Valentina Carrera, nell’associazione culturale A&D.

“Un giorno di Pasqua, doveva essere nel ’99, ero appena ritornata da Mosca, mi sono trovata a un concerto di De André. Ho conosciuto Virgilio alla Basilica di San Celso. Mi sono proposta come fotografa; avevo con me dei provini di un anno e mezzo trascorso in Russia.”

L’esperienza non è del tutto comune: “Focalizziamo meglio il momento storico?”

“Il presidente era Boris Ieltsin…” Continua. “Mi sono travata coinvolta, quasi trascinata senza rendermi conto. Stavo studiando regia al Teatro Libero…” Mi legge nel pensiero: era una vocazione? “Nel corso di quegli anni ho fatto di tutto: Belle Arti, Iconografia e Teologia a Mosca, stage di fotografia da Riccardo Bauer a Milano.”

Chiedo cos’altro rammenta dei primi anni, di parlarmi di persone o personaggi che sono passati nella scena, anche in senso figurato, lasciando un’impronta più o meno significativa. “A&D era il perno intorno al quale giravano artisti di ogni genere. L’essere noi stessi due artisti faceva da catalizzatore. Nel 2000-2001, in occasione di uno dei festivals Italia-Russia abbiamo ospitato sul palcoscenico (e anche nel nostro modesto appartamento), Leonid Maxisimov attore cinematografico. Altri nomi di spicco che abbiamo incontrato in quegli anni sono stati: Anatoly Slevnikov, Vladimir Danissenov, Mon Ovadia, Fabrizio De André.”

“Se volessimo indicare delle tappe nel vostro percorso, in quale modo potremmo procedere?”

“I luoghi dove siamo approdati e le cose fatte sono diversi, non sempre coincidono. Per semplificare si possono elencare i luoghi: la Basilica di San Celso (1998-2002), Atelier Chagall(dal 2003), la galleria Mirò (2005-2006) e infine la galleria Zamenhof (2008), come tanti momenti in cui la nostra attività ha avuto una evoluzione.” Parimenti, la semplificazione vede gli abbinamenti di spettacoli e mostre prevalentemente nel periodo in cui gli eventi culturali si svolgevano nella Basilica di San Celso, mentre successivamente le scelte sono state determinate dal loro campo artistico, con riferimento ai due principali dirigenti artisti e protagonisti delle iniziative A&D.

“Insomma,” cerco di sintetizzare, “scopro un caleidoscopio di personaggi, immagini ed eventi che si rincorrono… è questa la vera essenza della vostra associazione?”

Intanto è sopraggiunto Virgilio Patarini. Contrordine: “A&D sta per ‘la ragione e il sentimento’ - tutto ha una ragione tranne la ragione stessa.”

Ripercorrono insieme i primi anni di attività. Dal 1999 fino al 2002, ad ogni mostra era abbinato un recital. Accanto al teatro e all’allestimento di mostre è cominciata la realizzazione di cataloghi d’arte dei pittori e scultori che vi partecipavano. Ed è stato il passo verso l’editoria, che ha trovato in Valeria Volpati Carla l’esponente di spicco. Infatti la scrittrice aveva già pubblicato delle sue opere con gli editori Cheville e Guanda. In pratica con A&D ha rivissuto una nuova giovinezza riprendendo a scrivere in tarda età, dando alle stampe la trilogia: Finché morte non ci riunisca, Puoi baciare la sposa, Ecce ancilla Domini (tra le tante altre opere), prima di abbandonare la scena (è deceduta nel 2007). L’argomento conduce allo scultore Gino Cosentino (1916-2005), altro noto artista che non c’è più e che ha partecipato a delle mostre curate da loro.

Fuori continua a piovvigginare. A questo punto ho sollecitato i miei interlocutori a dare un colpo di reni alla nostra conversazione andando a cogliere qualche particolare di vita vissuta più leggero. Ho appreso, tra le righe e non poche esitazioni, della moglie di un noto musicista la quale, avendo pubblicato un romanzo autobiografico, pressata dai familiari si era precipitata in redazione a richiedere il ritiro dell’opera dalle librerie quand’era ancora fresca di stampa! Il libro tratteggiava il quadretto della propria esistenza nella piccante sequenza di quattro mariti, facendo la spola tra due continenti. Eppure la narrazione era firmata con un nome di penna: ancora lontana dalla soglia dei quarant’anni, ci aveva ripensato - forse voleva usufruire ancora per un po’ di anni, senza inibizioni, dell’intero campo libero.

Dal connubio libri e illustrazioni è nato un rapporto di contaminazione tra arte figurativa e scrittura che va nei dei sensi. Il libro-cofanetto I tarocchi dell’andata e del ritorno (racconti e altro / 2005), autore Mario Barsanti, è rappresentativo di questa simbiosi. Inoltre come non citare i libri La trama e l’ordito (romanzo breve / 2003) e la trilogia di poesie: I fiori del silenzio, Il taccuino rovesciato, Il Taccuino di Amleto, (2003-2006) dell’autore Virgilio Patarini? Qui tutto è immerso in uno stadio di amniotica beatitudine (e insieme, inquietudine) autogenerante; nella mente dove albergano più espressioni artistiche, il fenomeno sembra riconducibile a un caso di antropomorfismo mitologico.

Per ritornare con i piedi a terra, accenno una provocazione: “A&D è stato anche un porto di mare che ha dato vita alla rivista Zona Navigli e visto passare persone quali Alberto Figliolia (giornalista e poeta) , çlirim Muça (editore di Albalibri), Tiziano Sossi (critico cinematografico)… Dimentico qualcuno o qualcosa in particolare?” Apprendo che la rivista ha avuto vita breve, con soli tre numeri pubblicati nel 2004 e che “ogni lembo di mare ha sabbie vellutate, ma anche delle scogliere.”

Infatti nella vita associativa, dove approdano innumerevoli risorse di provenienze diverse, le più disparate, spesso s’incontrano e si scontrano un coacervo di passioni creative e di bisogni che non sempre riescono a coesistere. Resta la testimonianza che ogni iniziativa diffonde intorno a sé una molteplicità di piccolissimi semi che poi nascono e si sviluppano.

Siamo giunti intorno all’area Z, che è una realtà ancora troppo recente e palpitante per discettarne. Chissà quale sorprese culturali saprà sviluppare nel tempo. Intanto sorge spontaneo l’interrogativo: in quale babele di nuovi e vecchi linguaggi ci si è cacciati, andando a parare dalle parti di via Zamenhof?

Antonio Fiorella

→ No CommentsTags: 2.Frammenti di storie quasi personali

November 12th, 2008 · No Comments

La Chiesa supera ogni mistero dell’Universo con un atto di Umiltà e quindi in nome della Fede avoca a sé soltanto il diritto d’interpretare ogni fase dell’esistenza attinente alla Vita o alla Morte. Tutto ciò nella mancanza più assoluta di rispetto per le istituzioni democratiche e per le coscienze dei singoli individui. Siamo sicuri che il Potere Temporale sia un retaggio del passato?

→ No CommentsTags: 6.Testa o coda

Nascere donna, nascere uomo…

November 9th, 2008 · No Comments

Parte dalla nascita la roulette della vita. Il gioco del caso si serve di una molteplicità di fattori che mettono insieme ricchezza o povertà, luogo e religione… La lista è lunga, le combinazioni pressocché infinite, la risultante amalgama più che sorprendente. Infine la società nel suo insieme, nel perseguire un proprio cammino, mette in circolo idee e mode che conducono a ideologie, dove l’accanimento sfocia in momenti sublimi o aberranti. E dove talvolta nello stesso periodo storico si trovano a coesistere arte benessere e sofferenze in un rapporto - cito Giovanni Sole - che somiglia molto a quello del ricamo e del suo rovescio.

Il romanzo Orgoglio e pregiudizio di Jane Austin descrive l’ambiente aristocratico a cavallo tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800. Siamo nell’Inghilterra dell’epoca pre-vittoriana. La nobiltà godeva da una parte di elargizioni e benefici che il rango concedeva, dall’altra dei possedimenti terrieri. Ma la proprietà era indivisibile ed era destinata ai discendenti maschi. La signora Bennet, dopo aver dato alla luce cinque femmine (e nessun maschio!), è angosciata dalla necessità di combinare un matrimonio per le sue figlie e dal timore della morte prematura del marito, che l’avrebbe privata della casa e di tutti i suoi averi. La narrazione è ritmata da una palpitante sequenza d’inviti, finalizzati a favorire incontri galanti, tra pranzi e cene, balletti e pause di civetteria. In una cornice, nei salotti della media aristocrazia, di ansie giovanili e di combine. Su tutto dominano il rango e l’onore morale, che quando rischiano di venire travolti dalla fuga avventata di una delle sorelle più giovani, richiedono il contributo di tutta la famiglia in una rincorsa a tratti drammatica, che tuttavia sfocia in un matrimonio riparatore. L’onore è salvo e quell’orgoglio (dell’eroina) che aveva portato a un giudizio affrettato (sul giovane eroe aristocratico ma altero) è superato dal ripensamento.

L’autrice niente racconta del momento storico. I soldati, ammirati per le loro splendide uniformi, sono visti dalla maggior parte dei personaggi femminili come tanti figurini da esibire al prossimo ballo. Vengono tratteggiati episodi di opportunismo per un ambito sbocco clericale da parte di giovani del ceto medio, abbastanza eruditi; s’intravede l’ineludibile necessità di arruolarsi nell’esercito per quei cadetti dalla condotta non proprio irreprensibile. Il crogiolo psicologico dell’ambiente della media nobiltà dell’epoca è descritto con dovizia di particolari, ma nient’altro è detto di quei risvolti che la società pre-vittoriana riservava alle donne o alle mogli ribelli. I primi manicomi datano di quest’epoca; catene e saldi principi religiosi facevano parte integrante dell’armamentario della terapia in uso.

Castrati e cicisbei di Giovanni Sole è un saggio storico che, come riporta il sottotitolo, tratta dell’ideologia e della moda del ‘700 italiano. Sull’altare dell’arte del bel canto, a partire dalla fine del ‘500, si è imposto l’aberrante sacrifizio di evirare dei bambini. Merito del libro è quello di risalire alle cause, documentando con un’analisi precisa e puntigliosa le motivazioni che stavano alla base di questa pratica. Secondo alcuni storici il papa Sisto V, nel proibire alle donne di esibirsi nei teatri e nelle chiese, avrebbe favorito tale costume. Secondo altri sarebbe stato frutto dello straordinario successo del melodramma italiano, che non potendo portare in scena le donne, avrebbe perpetrato l’orchiectomia per preservare le qualità canore dei fanciulli anche in età matura. Nel ‘600 i teatri si affermarono al grande pubblico, gli impresari costruirono intorno alla “forza della voce solista” la febbre del successo. Passava in secondo luogo il fatto che non tutti apprezzassero queste esibizioni da parte di uomini che con voce e portamento effeminati calcavano le scene, inverosimilmente impersonando guerrieri ed eroi del passato. In effetti, più che le qualità canore, si adombra il fondato sospetto che oggetto dell’esibizione fosse la castrazione medesima. Il paradosso era che, secondo De Sade, “per evitare lo scandalo delle donne in teatro, si commisero delitti più gravi.” I cantori evirati, nella competizione per l’ascesa sociale, rappresentavano nello stesso tempo il primato maschile su quello femminile (poiché ogni negazione è l’affermazione degli attributi di chi ne è dotato) e l’assoggettamento all’autorità paterna e all’ordine dominante.

I cavalier serventi, dai detrattori apostrofati cicisbei, si ispiravano “agli ideali cavallereschi e dell’amor cortese.” Erano designati dallo sposo a salvaguardia dell’onore della dama, per accompagnarla nei salotti e nei teatri. Esprimevano il bisogno dell’aristocrazia di affermare in “un profondo intreccio tra amore e galanteria” il proprio dominio culturale nella società. In pieno barocco era lo specchio del tempo, l’aspetto esteriore che si manifestava attraverso l’esibizionismo della raffinatezza dei modi, con l’ostentazione di fogge e merletti (e quanto potesse apparire una barriera da contrapporre ai ceti emergenti). Ed era anche un ruolo da affidare ai rampolli dell’aristocrazia, privi di beni ma dotati di belle maniere, e a quei fannulloni che, aspirando a una vita agiata, si sobbarcavano parte delle incombenze dovute dai mariti alle consorti. Il fenomeno dei castrati e dei cicisbei da un lato evidenziavano i privilegi del ceto aristocratico, in quanto dietro la maschera dell’arte e del manierismo erano i modelli nobiliari a prevalere. E dall’altro ne segnavano l’imminente declino, come una moda che ha superato ogni eccesso.

Dalla fine del ‘700, due secoli di storia non sono trascorsi invano. Le recenti elezioni americane hanno alimentato una speranza: nascere nero non è una condanna a vivere in un girone inferiore se, dopo una lunga campagna elettorale, i cittadini USA hanno eletto un uomo di colore. Purché al nuovo inquilino, sovrastato dalle eccezionali difficoltà del momento, non venga in mente di ritinteggiare la facciata della Casa Bianca! La storia insegna che i problemi irrisolti ritornano a galla più virulenti e che ogni rivalsa ha il suo contrappeso.

Antonio Fiorella

Pride and prejudice, by Jane Austin, The Penguin English Library.

Castrati e cicisbei, autore: Giovanni Sole, Rubbettino Editore.

→ No CommentsTags: 3.L’angolo nascosto della libreria e un poco oltre

maria teresa campora

November 7th, 2008 · No Comments

Nata a Novi Ligure, si è trasferita prima a Milano e in seguito a Gorgonzola. Si è laureata al Politecnico di Architettura di Milano. Fanno parte del suo curriculum sia alcuni anni d’insegnamento nel campo dell’architettura e della storia dell’arte sia la professione di architetto. Coltiva molteplici interessi che spaziano dalla cucina, all’antiquariato, alla pittura con l’utilizzo di tecniche varie. Da anni partecipa assieme a un gruppo di donne pittrici a mostre collettive. Insegna materie legate alla storia dell’arte nelle Università del tempo libero di Carugate, Cassano, Trezzo e Gorgonzola. Da una decina d’anni organizza, per quest’ultima, viaggi culturali e visite a mostre che godono di un indiscusso gradimento.

→ No CommentsTags: Maria Teresa Campora

Galleria Zamenhof

November 5th, 2008 · No Comments

Inaugurazione di due mostre: 05/11/08 - 23/11/08

Spazio Burri e Sala Fontana

Abstraction Parade II

Opere di Aimone, Bardi, Baron, Berdin, Besson, De Michele, Felizian, Lorenzini, Losito, Marchi, Murazzano, Salvati, Racca, Rafan, Schiazza, Squadrelli

A cura di Valentina Carrera e Virgilio Patarini

Sala Vedova

Collettiva Ok Arte

A cura di Francesca Bellola

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November 4th, 2008 · No Comments

Ciò che i poeti hanno capito prima (Punto di riflessione)

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November 4th, 2008 · No Comments

I poeti hanno visto prima (Punto di riflessione)

→ No CommentsTags: 1.Chi siamo

November 1st, 2008 · No Comments

Il Venerabile Maestro della Loggia P2 si affaccia in TV. Nel riconoscimento dell’attuale momento storico rivendica a sé il ruolo di Gran cerimoniere che aveva tutto previsto. Ma per vedersi attribuito ogni merito dovrebbe superare l’ingratitudine degli adepti ora assurti alle massime cariche del comando.

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Antonio Ligabue

October 31st, 2008 · No Comments

La struggente analogia del mal di vivere come Van Ghog.

Palazzo Reale ospita fino al 4 novembre, la più grande esposizione mai realizzata su Ligabue: una ricca collezione costituita da oltre 250 opere di cui una quindicina inedite. La rassegna curata da Augusto Agosta Tota e promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, illustra l’intera carriera del maestro (1899-1965), che comprende il periodo che va tra la fine degli anni venti e l’inizio degli anni sessanta.

E’ impressionante ripercorrere la vita di questo genio incompreso nato in Svizzera da padre ignoto, affidato ad una famiglia con cui instaura rapporti di amore-odio soprattutto con la madre adottiva ed infine il trasferimento contro la sua volontà a Gualtieri, paese natale del padre.

Soprannominato da tutti gli abitanti del piccolo centro: “ul matt”, Ligabue è sempre stato emarginato e isolato per questa sua diversità mai accettata e pagata a caro prezzo con la solitudine popolata da incubi.

Per fortuna, l’arte lo salva e l’uomo selvaggio abitante nei boschi e rifiutato dalla società, trova rifugio per esprimere la sua genialità nella pittura naif.

Ligabue sempre più circondato dal dolore, come Van Gogh, soffre di gravi turbe psichiche che lo portano in varie occasioni sull’orlo della pazzia.

Ottiene il riscatto attraverso le sue opere dipinte ad olio che raffigurano animali feroci come tigri, leopardi e serpenti dallo sguardo estremamente drammatico ed aggressivo.

L’artista pur non avendo cultura e quindi non leggendo libri, disegna con dovizia di particolari, la fauna, vera protagonista dei suoi quadri, circondata da una folta e coloratissima vegetazione.

L’essere umano è considerato come un pericolo per la natura, quindi nelle numerose tele, dominano anche animali da cortile, magnifica: “La lotta dei galli”.

L’ultima sala della mostra è dedicata agli autoritratti che, con il passare del tempo, si arricchiscono di ulteriori dettagli ed evidenziano espressioni più malinconiche sul volto dello sfortunato artista.

Ricordiamo uno dei più belli sceneggiati televisivi sulla vita dello sfortunato pittore, trasmesso dalla Rai nel 1977 con la regia di Salvatore Nocita ed interpretato magistralmente da Flavio Bucci, che ha contribuito al grande successo di pubblico di uno dei più grandi maestri italiani del ‘900.

Francesca Bellola

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