Appunti di viaggio a cura di Maria Teresa Campora
E’ così che si intitolava un articolo circa una località bergamasca apparso sul Corriere della Sera alla fine del mese di Agosto, questo a significare che l’interesse per quella zona, ai più ignota, si sta oramai sviluppando.
Già da tempo mi frullava l’idea di portare l’Università del Tempo Libero in quei siti posti ai piedi della valle Imagna. Letto l’articolo, non ebbi più dubbi.
Almenno San Bartolomeo e Almenno San Salvatore: due paesini ad un tiro di schioppo da Bergamo e quattro capolavori architettonici dell’arte medievale.
E così il 24 ottobre siamo partiti in 50 in direzione del primo gioiello: San Tomè.
Perché Almenno ? Forse da lemine, nome riportato dalle fonti medievali per Almeno.
Su tutti i libri che parlano dello stile romanico la chiesina di San Tomè ha un posto d’onore; è una simbologia trasportata in Italia dai Crociati per ricordare il Sepolcro del Salvatore a Gerusalemme. La lunetta su di una porta laterale rappresenta San Tomaso (con una ‘m’ sola perché non è l’apostolo) con a destra la palma del martirio, a sinistra la stella dell’oriente e via via all’interno simboli e simboli : la sirena bicaudata, l’aquila….
La bellezza dell’interno è nella luce che filtra dall’alto ed accarezza le colonne, gli archi e gli originali capitelli. Il monumento poi è immerso nella natura, intorno non si è costruito niente! Siamo stati fortunati, la giornata era bella e i colori dell’autunno perfetti. L’antico primitivo convento femminile, che è stato restaurato da poco, ci ha fatto considerare la unicità dei luoghi scelti dai religiosi per l’elevazione dell’anima.
La seconda tappa ci ha portato alla chiesa romanica di S.Giorgio, purtroppo totalmente in restauro, ci torneremo perché abbiamo visto le foto dell’interno: uno sballo!
La terza visita ha costituito forse la grande sorpresa della giornata. Con un piccolo tragitto a piedi - il pullman ha i suoi limiti - abbiamo raggiunto la località di Clanezzo, dove da un balcone terrazzato, con alle spalle il castello omonimo, abbiamo spaziato sull’avvallamento che nei secoli ha scavato il fiume Brembo.
Per il suo attraversamento è stato costruito, in epoca romana, un audace ponte in pietra che è ancora lì. In periodo medievale si costruì la dogana e 150 anni fa la passerella pedonale che congiunge le due sponde - per la sua lunghezza, dondola un po’… Paesaggio grandioso, come bambini abbiamo provato ad attraversare e abbiamo sospirato di sollievo all’arrivo sulla terra ferma! Il nostro caro amico Adriano chiede a degli operai che lavorano sull’argine: “La passerella è sicura?”
Risposta: “La state collaudando proprio adesso!”
Una colorata specie di orchidee orna le rive del fiume, mi dicono che si chiama balsamina; ne ho colto due steli prima di essere folgorata dal dubbio: forse è una specie protetta!
Arrivata l’ora del pranzo, tutti sul pullman per San Salvatore e al ristorante, nel convento di San Nicola. L’autista, un simpatico bergamasco doc, con una manovra da campione, riesce ad imbucare in retromarcia una stradina che, svoltando ad angolo retto, finisce sul piazzale della chiesa di San Nicola proprio davanti al ristorante. Applausi. Ornella esordisce: “Un bacio all’autista!” ma da chi? Siamo tutte più che anta! Però c’è la guida, una splendida ragazza che purtroppo si defila!
Pranzo al ristorante “La frasca”, tavolata lungo il porticato del chiostro, atmosfera medievale, polenta pasticciata eccezionale targata “la frasca” ed altre cose buone. Il vino era a gogò, ma è prevalsa la morigeratezza!
La chiesa di San Nicola è un bell’esempio di stile gotico-romanico, con sovrastrutture barocche. Mi risulta che una mano felice (so di chi è ma non lo dico) ha scrostato buona parte della navata sinistra per portare alla luce gli affreschi primitivi, questo per sensibilizzare gli aiuti delle Belle Arti.
Ultima tappa: Santuario della Madonna del Castello, tre chiese in una! La Pieve del Salvatore, la cripta del X secolo e con il Rinascimento, la nuova chiesa coinvolta in un miracolo mariano. Alacri lavori di restauro, ma c’è ancora tanto da fare.
Si torna, l’autista in stretto gergo bergamasco invita due signori del posto a spostare il loro camioncino che ostacola la partenza. Si intendono al volo, noi non capiamo un accidente, ma si ride. La giornata è finita col tramonto che ci accompagna per tutto il ritorno. E’ l’ultimo sole, fra due giorni terminerà l’ora legale.
Curiosità gastronomiche (come si prepara la polenta alla frasca per quattro persone di buon appetito).
Kg. 1 e ½ di farina di grano saraceno; kg. 1 e1/2 di farina gialla, 3 etti di burro, due etti di formaggio bitto a pezzettini, sale, due etti di spinaci e biete cotti e strizzati.
Riunire in un paiolo un litro d’acqua leggermente salata e metà del burro. Far prendere l’ebollizione e aggiungere un po’ alla volta, a pioggia, la farina. Cuocere mescolando e aggiungendo, se necessario, altra acqua bollente.
A metà cottura (20 minuti circa) ritirare la polenta e aggiungere il rimanente burro, il formaggio e le verdure tritate. Continuare a cuocere per più di venti minuti.
(Ottobre 2008)
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