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Antonio Ligabue

October 31st, 2008 · No Comments

La struggente analogia del mal di vivere come Van Ghog.

Palazzo Reale ospita fino al 4 novembre, la più grande esposizione mai realizzata su Ligabue: una ricca collezione costituita da oltre 250 opere di cui una quindicina inedite. La rassegna curata da Augusto Agosta Tota e promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, illustra l’intera carriera del maestro (1899-1965), che comprende il periodo che va tra la fine degli anni venti e l’inizio degli anni sessanta.

E’ impressionante ripercorrere la vita di questo genio incompreso nato in Svizzera da padre ignoto, affidato ad una famiglia con cui instaura rapporti di amore-odio soprattutto con la madre adottiva ed infine il trasferimento contro la sua volontà a Gualtieri, paese natale del padre.

Soprannominato da tutti gli abitanti del piccolo centro: “ul matt”, Ligabue è sempre stato emarginato e isolato per questa sua diversità mai accettata e pagata a caro prezzo con la solitudine popolata da incubi.

Per fortuna, l’arte lo salva e l’uomo selvaggio abitante nei boschi e rifiutato dalla società, trova rifugio per esprimere la sua genialità nella pittura naif.

Ligabue sempre più circondato dal dolore, come Van Gogh, soffre di gravi turbe psichiche che lo portano in varie occasioni sull’orlo della pazzia.

Ottiene il riscatto attraverso le sue opere dipinte ad olio che raffigurano animali feroci come tigri, leopardi e serpenti dallo sguardo estremamente drammatico ed aggressivo.

L’artista pur non avendo cultura e quindi non leggendo libri, disegna con dovizia di particolari, la fauna, vera protagonista dei suoi quadri, circondata da una folta e coloratissima vegetazione.

L’essere umano è considerato come un pericolo per la natura, quindi nelle numerose tele, dominano anche animali da cortile, magnifica: “La lotta dei galli”.

L’ultima sala della mostra è dedicata agli autoritratti che, con il passare del tempo, si arricchiscono di ulteriori dettagli ed evidenziano espressioni più malinconiche sul volto dello sfortunato artista.

Ricordiamo uno dei più belli sceneggiati televisivi sulla vita dello sfortunato pittore, trasmesso dalla Rai nel 1977 con la regia di Salvatore Nocita ed interpretato magistralmente da Flavio Bucci, che ha contribuito al grande successo di pubblico di uno dei più grandi maestri italiani del ‘900.

Francesca Bellola

Tags: 8.Arte e profano

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