La curiosità è donna. Veste i panni di un’anziana signora amante della vita, che sa cogliere in ciò che la circonda i risvolti di trame originali che valgono la pena di essere dipanate. Ma se fin dalle prime righe di questa narrazione è appropriato aspettarsi una trama dal sapore leggiadro, l’espressione ‘vale la pena’ appare riduttiva sia per la dinamica del racconto, scorrevole, sia per l’atmosfera generale.
Un piccolo libro che per linearità e gioia di vivere richiama alla mente l’arzilla protagonista del film (ispirato dal libro omonimo) Harold e Maude.
L’ambiente è quello della provincia milanese, ermetica e riservata nell’operosità quotidiana. Tuttavia non ci sono argini che possano contenere la voglia di indagare della vedova Sper, una volta che sul suo cammino ha fiutato il quadretto insolito di due gemelle, armate di due mazzi di fiori, che cupe e silenziose ogni mattina si recano al cimitero. Dimentica facilmente i nomi, talvolta “recita la parte della vecchietta un po’ svanita… ciò le consente di fare domande impertinenti…” Niente ferma più la signora Lea, vedova Sper, una volta che si è messa in moto.
Nella confusione del traffico giornaliero nessuno sembra voler accorgersi di una persona anziana che con i sacchetti della spesa fa ritorno a casa. A partire dalla portinaia, solo i conoscenti più intimi e i familiari appaiono premurosi, anzi quasi timorosi di ogni sua iniziativa. Lei promette, rassicura di essere saggia. In quanto a portare a termine la sua missione, non cede di un millimetro. Sa come muoversi e dopotutto “che male c’è se una vecchina un po’ fusa si impiccia dei fatti degli altri?” Coinvolgendo la sua vecchia amica Mimma, passo dopo passo si dirige senza la minima esitazione nel covo delle gemelle. Se poi l’approdo è una vecchia osteria (diventata il rifugio dalla pioggia e dalla stanchezza per loro nonché per un gruppo di simpatici e rumorosi lavoratori) dove vengono serviti piatti squisiti, dove la compagnia è accogliente, perché non approfittarne?
Purtroppo il bicchierino di ‘goccia di uragano’ è di troppo, finisce con il tradire le due amiche proprio quando scendono da un camioncino, sul portone di casa, in concomitanza con l’arrivo della sorella dal lavoro. Nora, di poco più giovane di Lea, non ne può più di vivere con l’ansia alla gola per le intemperanze dell’anziana sorella - e vedova dalla vita spericolata. Il nipote sarà avvertito: all’orizzonte incombe lo spauracchio del ricovero forzato in una casa di riposo.
Alla fine però - lo si intuisce - tutti si raccolgono intorno alla vedova Sper per conoscere nei minimi dettagli il mistero che circonda la vita delle due gemelle. Nella curiosità alberga l’essenza della vita.
L’autore si rivela un attento e onesto osservatore dell’animo umano che invita a guardare le persone ben oltre l’aspetto austero o comportamentale di ciascuno.
La vita ci costringe a occupare “dei conti della spesa, delle bollette… eppure al di là della nostra porta ci sono milioni di vite che non attendono altro di essere rivelate.” Il messaggio, appena accennato, diventa tuttavia eloquente perché nasce dallo sfondo narrativo di un territorio dove denaro e lavoro sembrano essere il motore dominante della realtà di tutti i giorni.
Colpiscono il rispetto e la comprensione in ogni passaggio del racconto, senza peraltro mai diventare retorico; si avverte un sorriso bonario di fondo che è quello che poi rimane.
Un divertissement per l’autore che lo ha scritto e per gli amanti della lettura semplice e leggera. In un mondo complicato, non è roba da trascurare nell’angolo remoto di una libreria.
AF
Le due gemelle (I misteri della vedova Sper), un breve romanzo dell’autore: Federico Daniele Albert, pubblicato da: Davide Zedda Editore, nella collana La riflessione.
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