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September 5th, 2008 · No Comments

BARZOTTI RENZO

4.

“Su, andrà meglio la prossima volta. L’abbiamo già fatto ieri notte, no?” gli ha detto lei prima di entrare nella doccia. Lui se lo sente ancora come un sapore di amaro sulle labbra quel suo tono fra l’annoiato e il consolatorio a significare che l’amore lo si fa anche troppo spesso e che ci sono altre cose che riempiono la vita.

“Se ti fossi impegnata di più, eh, se ti fossi impegnata ….”. Un ritornello che gli ritorna come un sottofondo ad un coro di cupe scadenze: le tasse da pagare, la visita dal dentista, le beghe con i clienti, per non parlare di questa benedetta relazione che Angela pretende venga regolarizzata. E poi dopo? Nel senso di “una volta sposata, lei continuerà a piacergli?”.

Anche ora Angela qualche dubbio glielo fa venire, perché grandi pregi al di là della sua giovane età non riesce a trovarne; dire che è la mediocrità fatta persona è eccessi­vo, ma di certo se non fosse per quei dodici anni in meno che gli ha messo addosso un’esuberanza tale da liberarlo delle scorie del passato mortorio coniugale a sposarla non ci penserebbe proprio. Eppure ora di lei ha un bisogno atroce.

Condannato per ragioni contingenti a vivere in un mondo di vecchi (la gente che abita nel suo condominio, vecchia soprattutto “dentro”, e il condominio stesso di oltre centanni fa) ha cercato una via di scampo in un arredamento ultramoderno ritrovandosi come un naufrago su un’isola deserta. Lì la solitudine gli riesce insopportabile, forse perché non è mai veramente solo; le pareti non sono spesse e le voci si sentono un po’ dappertutto, anche quando è notte fonda.

“Angela, ti decidi a tornare a letto?”. Lo dice con un tono involontariamente forte e cavernoso. Gliene rincresce vedendola subito dopo di fronte a lui. “Su riproviamo” soggiunge tendendo la mano verso di lei.

“E’ tardi. Sono stanca”.

“Sei sempre stanca”.

“E’ evidente che non ti soddisfo. In questo caso sono pronta a togliere il disturbo”.

“Ma no, non fare così, non è vero”.

“Sì, è così. Me l’hai confermato ieri notte. Mi hai rinfacciato di non godere abbastanza quando facciamo l’amo­re. ‑ Li senti quei gridolini al piano di sotto? ‑ mi hai detto ‑ quelli sì che si divertono. Che ragionamento idiota! Come se il piacere debba essere esternato con lamenti o grida per essere dimostrato! O credi che la mia sia solo una finta?”.

Quei gridolini …. Perché glieli ha ricordati? Lo assale un fremito angoscioso. Fa per alzarsi dal letto ma (non sapendo dove andare) subito ci ripensa e si rimette a posto le coperte. “Va bene, va bene. Non parliamone più”.

Lei gli getta un sorriso di sfida. “Non hai il coraggio delle tue azioni”.

“Non si può mai stare in pace qui. Bisbiglii, risatine, gemiti …. “. E’ uno sfogo che ha ragioni vecchie come lo stesso edificio ad indurlo a parlare così, lontanissimo dalle ragioni del disappunto di Angela. Lui tuttavia è abbastanza lucido da rendersene conto e cambiare rotta. “Oh, puoi stare tranquilla, non hai rivali di nessun genere in questo condominio. Sono vecchi o disgra­ziati quelli che ci abitano”.

“Non mi parevano né vecchi, né disgraziati quei due che ieri notte facevano l’amore”.

“Ma chi t’ha detto che facevano l’amore! Hai sentito dei lamenti, e allora?”.

“Vuoi farmi credere che si trattava di un vecchio che si lamentava?”.

Lui fa un gran sbadiglio, o meglio lo simula per coprire un conato di vomito. Avesse tirato dritto per la propria strada tappandosi le orecchie, questo pomeriggio, invece di lasciarsi agganciare dal capannello di curiosi in sosta al piano terreno …. Adesso non può far altro che riferire a sua volta la stomachevole verità. “No, non si trattava di un vecchio, ma di un di­sgraziato”.

“Ma perché non mi chiedi scusa piuttosto di tirare in ballo fantasie del genere”.

“Scusa”.

“Per questa volta sei scusato” dice lei facendo buio nella stanza. “Be’ s’è fatto tardi. Dormiamo”.

Lui non ha sonno e l’assoluzione concessa da Angela non lo rappacifica con i fantasmi che si agitano oltre le pareti. Accende la lampadina accanto a sé e afferra un libro a caso, fra i tanti accatastati sotto il comodino. Lo apre.

Quella che ora gli scorre sotto il naso è una storia che sa di “già visto” (al punto che solo la stanchezza fa velo in lui allo stupore) e avrebbe potuto ripetersi appena mezzora fa se lui si fosse ribellato ai suoi soliti scrupo­li.

“Lei può fingere. Ma lui no. E’ troppo rapido il suo respiro e troppa avida la sua mano mentre sguscia, tra i bottoni di madreperla, oltre l’ombe­llico e scivola giù lungo la dolce vellutata ansa assecon­dan­done il profilo per poi risalire insoddisfatta sui bianchi teneri poggi, tante volte frequentati, alla ricerca di un pur vago indizio che di quel corpo, a lui tracotante visitatore, ne dimostri il defi­ni­tivo impossibile possesso.

‑ Renzo smettila! Lasciami stare ‑. Lei cerca di divin­colarsi dal voluttuoso abbraccio ma è troppo tardi, troppo tardi per uscire dal torbido gioco di ricatti e lusinghe e cedimenti che proprio lei ha costruito intorno al suo giocattolo.

‑ Sei solo uno dei tanti ‑ gli grida per vendetta.

Lui non capisce. Come potrebbe? L’attenzione è tutta nelle sue mani che frugano frenetiche il ventre di lei come quelle di uno scalatore la nuda roccia alla ricerca di un disperato appiglio. E quando lo trova, vi si affonda con foga più volte, quasi a volervisi annullare dentro totalmente.

Adesso le grida di lei gli giungono stemperate in implo­ranti sussurri, echi di altri segreti convegni di cui il desiderio serba una gelosa indelebile traccia. I corpi, infranti i rispettivi confini, sono un’altalena di contra­zioni via via più spasmodiche fino a quell’ultima in cui pare che il pre­sente non abbia termine. E’ allora che Renzo la sente vera­mente sua e vorrebbe che fosse così per sempre.

Ma il travolgente ardore è presto sciolto e quel briciolo di eter­nità non conta più nulla. I corpi, ritornati entro i naturali confini, si adagiano nella loro ordinaria prosai­cità.

Quando lui stanco si trascina su un lato del divano a raccat­tare i propri indumenti sparsi, lo fissano dal lato opposto gli occhi freddi di una sconosciuta”.

PA (continua)

Tags: 4.Proposte di autori e lettori a confronto

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