GRITTONI CORRADO
5.
Fra una settimana andrà in pensione. Un traguardo a cui si è preparato con metodo e puntiglio ancor prima di cominiciare a lavorare. Non è come uno di quei vecchi che ci arrivano sfibrati con lo sguardo perso in una monotonia che ha il colore delle pareti della loro camera da letto.
L’ha sempre curato alla perfezione il suo fisico lui, dieta ferrea e palestra e vitamine tutti i giorni, e si vede: gli si sconta l’età di almeno ventanni. Certo che se fosse dipeso da lui avrebbe continuato con le sue pratiche d’ufficio ancora per un po’ per arrotondare il conto in banca, ma la legge è inflessibile: arrivati alla settantina si deve essere per forza rimbambiti.
Eccolo dunque pronto ai nastri di partenza della prossima gara in gran forma, confortato in ciò dal giudizio dei vari medici a cui di recente si è sottoposto. E’ stato solo per scrupolo che si è fatto visitare, perché lo sapeva già che avrebbero detto che lui stava benissimo e non aveva nulla di cui preoccuparsi. E allora?
Una fitta sottile alla schiena non lo fa dormire. E’ un dolore da poco (basterebbe non pensarci), un dolore che un paio di mesi fa quasi non avvertiva e l’anno scorso non avvertiva assolutamente. Invisibile alle lastre, insensibile alle palpazioni, inspiegabile all’analisi clinica, questo fenomeno non ha finora alcun obiettivo riscontro che ne certifichi l’esistenza. Che se lo stia solo sognando, ha provato a convincersene più volte, ma senza trarne sollievo, perché si tratterebbe comunque di un brutto sogno. Far finta di nulla, credere che prima o poi si attenuerà fino a scomparire (anche se è molto più probabile il contrario vista la sua progressione), sopportare, già, sopportare, ci riesce gente che soffre le pene dell’inferno e non ci può riuscire lui? Che strano, pensa osservando la propria immagine riflessa sullo specchio, la consueta preghiera di ringraziamento al Signore per averlo ancora una volta risparmiato da malattie e infermità stanotte non l’ha recitata, se n’è dimenticato o piuttosto è stato distratto da qualcosa che verrebbe da maledire.
Saranno state le voci che per l’intera giornata gli sono salite dal pianterreno come fumi densi e lacrimevoli, voci che lui ha collezionato con morbosa cura confrontandole fra di loro nel tentativo di ridiscendere alla loro originaria consistenza. Adesso gli pare di udirle dietro la porta gelide e striscianti: è rimasto riverso a terra per ore, non è morto subito, una lunghissima agonia, nessuno è andato a soccorrerlo, non si conosce la causa del decesso, non era malato e neanche vecchio (aveva ventanni in meno di lui). Quest’ultima si staglia come un terribile lampo sulle sue lamentazioni svelandone un perverso fondamento: sarà per questo che ha resistito tanto prima di soccombere?
In un moto di stizza sferra una manata allo specchio girevole che gli sta di fronte e all’istante questo prende a roteare su e giù in un vortice che risucchia lui con il suo corpo ancora integro e scattante. Ed è la sua immagine rovesciata che ad ogni giro si imprime via via con maggior forza nella sua mente: la terra gli manca sotto i piedi e la testa gli pesa come se si fosse fatta di marmo.
Se basta un semplice gesto a ribaltare la prospettiva con cui uno ha guardato sé stesso per tutta la vita …. Si sente crollare addosso il mondo intero. La sua marcia trionfale verso una gaudente vecchiaia gli sembra volgersi di colpo in un lento e mesto preludio di una tragedia. La morte ora gli appare una brutta bestia non solo inevitabile ma anche perfida e scaltra; l’ultima competizione lei non si accontenta di vincerla, la vuole gustare fino in fondo, più a lungo possibile. Non sono di certo gli scontri fulminei, che non permettono neppure di intuirne la presenza, a soddisfarla e tanto meno moribondi o derelitti che cascano a terra con un dito. No, lei vuole avversari in gran forma, come lui, che le permettano di saggiare tutta la sua forza, perché è lo sforzo profuso e il timore (o l’illusione) di perdere che fa bella una vittoria.
Lo specchio ha smesso di girare. L’immagine che gli ritorna riflessa è la solita patetica immagine: un viso che resiste tenacemente alle rughe, una carnagione ben soda e levigata, un sorriso sfrontato (conseguenza di un lifting non perfetto) insulto al disfacimento che verrà. Se la fosse goduta almeno un po’ la sua esuberanza giovanile invece che centellinarla privazione dopo privazione come se avesse potuto durare per secoli. Niente alcolici, niente fumo, niente grassi, poco sesso, non più di un rapporto al mese di cui l’ultimo dieci anni fa (quando sua moglie lo piantò).
Il suo cuore grida vendetta. Ma può gridare finché vuole, il nemico non ne sarà certo spaventato, anzi ne sta già godendo. E’ per lui che ha lavorato in tutti questi anni; affinché il combattimento apparisse meno spudoratamente impari.
Il velo di sonnolenza che si era calato sulle noie degli ultimi strascichi di lavoro s’è ormai dissolto lasciandogli una dolorosa confusione. Di solito le disgrazie che capitano a quest’ora tarda sono alleviate da una speranza intrisa di stanchezza e cioè che all’indomani dopo una dormita profonda esse si potranno facilmente risolvere come un qualsiasi banale intoppo. Ma stanotte non si dormirà e neppure nelle notti successive e quella speranza si consumerà fino a esaurirsi come l’energia che lui con premurosa cura ha accantonato per anni e anni.
PA (continua)
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