MONTUCCI SILVIO
CONTANI MARIA
6.
Non è a casa neppure stanotte Silvio. Eppure gliel’aveva promesso di esserci, almeno stanotte; non si lascia così una moglie. Il suo lavoro, il suo maledetto lavoro di poliziotto …. “Sei sempre stato dell’altra sponda” gli ha detto lei poco prima che se ne andasse, e non lo sa proprio come mai le sia venuta in mente una frase del genere, fatto sta che è in perfetta sintonia col quadro di confuso straniamento che si è ritrovata dentro.
“Dell’altra sponda?” le ha fatto eco il marito con palese compiacimento. Compiacimento non tanto per l’espressione, ha intuito lei, quanto per l’esito della “missione” (termine magniloquente con cui lui definisce la propria attività di poliziotto).
Ah, come gli ha fatto piacere che Gardelio sia morto! “Morto per infarto” si è affrettato a precisare non appena è rincasato questa mattina. Secondo le amiche di lei non è andata proprio così, o forse potrebbe anche avere ragione lui, ma come fa ad esserne tanto sicuro? No, non era affatto sicuro, perché mai infatti le avrebbe chiesto di fornirgli un alibi per ieri notte mentre era chissà dove?
Sono venuti solo due poliziotti (amici di lui) a fare dei controlli intorno al cadavere e ci sono rimasti lo stretto necessario per assicurarsi che non fosse morto ammazzato, troppo poco, meno di venti minuti. Il caso dunque è chiuso? No, non per la coscienza; questa è un terreno troppo instabile per fornire risposte definitive. Coscienza, che parolone per Silvio. Lui con la grossolana durezza del proprio carattere pare proprio che non se ne faccia problemi. Già, per lui contano solo gli ordini dei superiori.
“L’hai ucciso tu, Gardelio, vero?” s’è ripromessa di dirgli quando ritornerà, così senza preamboli giusto per la soddisfazione di fargli cadere quella maschera di galantuomo ormai posticcia. “Non hai alibi, non ne hai mai avuti per la tua mediocrità. Oh, ma sta tranquillo, non ti denuncerò. Un omicidio non è poi una cosa tanto grave in confronto a ciò che è stato il nostro matrimonio”.
Una sonora risata, la sente già. E’ così che Silvio liquida i problemi esistenziali. Si potrebbe dedurre che non gli interessano; di certo è molto più attirato da quelli minuti e banali che affronta con una pignoleria maniacale, per deformazione professionale, dice (anche se è solo un poliziotto e non un investigatore come vuol far credere).
La signora Marisa proseguirebbe ancora per molto nell’elaborazione delle critiche al marito se non che lo scatto della serratura la fa trasalire. E’ proprio suo marito, rientrato molto prima di quanto lei non prevedesse e molto dopo di quanto lui aveva promesso.
Silvio ha una corpulenza che ricade sui gesti e sui comportamenti; questa considerazione la fa mentre ode i suoi passi pesanti rimbombare fino in camera da letto. Lui le incute una soggezione palpabile quanto le forme del suo corpo; fosse piccolo ed esile probabilmente lei non avrebbe esitato fin dal primo momento a trattarlo da quell’essere insignificante che ora le appare.
“Mi chiedo se ti pagano abbastanza per il lavoro che fai”. E’ la prima frase che le viene in mente, forse perché se lo immaginava rientrare stanco morto, mentre invece il suo volto illuminato dalla lampada sopra il comodino non mostra alcun segno di stanchezza, anzi è quasi euforico. “Sembrerebbe che il lavoro ti faccia bene” rettifica allora subito.
“Mi piace il mio lavoro. E poi durante le missioni faccio indagini molto interessanti”.
Il concetto di “missione” di Silvio, che appena un minuto fa le pareva esagerato, finalmente crede di coglierlo nel suo autentico significato: distorcere la realtà per renderla rassicurante a sé stesso. “Avrei preferito una risposta più convincente” gli fa fissandolo negli occhi.
“Di cosa dovrei convincerti?”.
“Le tue indagini le fai dappertutto eccetto dove ci sarebbe bisogno”.
“E cioè?”.
“In questo condominio”.
“Qui è tutto a posto”. Lui lo dice con un accenno di balbettio che a lei fa lo stesso effetto dello smottamento di una montagna.
“Qui non è a posto niente, a cominciare dal tuo alibi”.
“E’ solo una formalità”. Si stropiccia le mani e tossicchia. Lei non l’ha mai visto prima d’ora così nervoso.
“Sai, carissimo”, scandisce decisa come se lo tenesse in pugno, “incomincio a pensare che sto firmando un po’ troppe cambiali in bianco per coprire i tuoi buchi. Se si continua di questo passo affonderemo sia tu che io”.
Lui si gira intorno sbracciandosi ancor prima di aprir bocca. “Credi che mi diverta a stare fuori di casa notte e giorno? Lavoro come un negro e tu mi fai le pulci su un paio d’ore che guarda caso ho passato da solo e su cui potrebbero far chiacchiere i nostri vicini, bada bene non la giustizia o la polizia, ma i nostri vicini, gente stupida e impicciona”.
“Se possono sospettare loro, non potrei fare lo stesso io?”. Suo marito assassino di Gardelio, e adesso che gliel’ha detto che ne conseguenze ne deve trarre lui? E’ come se un’enorme voragine le si fosse spalancata nel punto in cui è fermo suo marito e non riuscisse a resistere, se non chiudendosi gli occhi e tappandosi la bocca, al vortice che la trascinerebbe giù in un vuoto mille volte più desolante di quello che proprio suo marito le ha scavato nell’anima.
“Perdonami Silvio, non so quello che dico” sussurra e si getta nelle sue braccia.
PA (continua)
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