Una leggenda appassionante e istruttiva di una famiglia di ‘papetier’, artigiani fabbricanti della carta, incastonata in una cornice storica di otto secoli.
La narrazione comincia da Astorg, un umile crociato partito in Terra Santa a difendere i luoghi santi e la Fede dall’occupazione degli Infedeli, il quale di ritorno dal Medio Oriente, deposita le armi e si dedica all’arte della trasformazione della canapa in materia nobile: la carta. E per dare più consistenza al suo sogno, intraprende un lungo viaggio che lo porta a Fabriano, dove resta una decina d’anni, per apprendere tutti gli artifizi del mestiere.
Il paese di origine Ambert, una località dell’Auvergne ricoperta di folta vegetazione, fornisce in abbondanza la materia prima. L’acqua corrente del ruscello fa muovere la grande ruota del mulino le cui pale hanno l’energia di cento braccia. Il processo produttivo, che si serve anche di stracci, si avvale soprattutto di un segreto - d’impalpabile e sinistra provenienza, quanto la peste - che viene tramandato di padre in figlio. E quando la discendenza maschile non lo permette, emergono delle figure femminili a portare avanti, di un’altra generazione, la tradizione.
Di foglie e di stracci è composta la carta pregiata che viene apprezzata dai sovrani di Francia; della stessa pasta è la carta che, con l’invenzione della stampa, diventa strumento di rapida diffusione del pensiero, strumento e testimone di una civiltà - specchio del genere umano - i cui piedi però affondano nella melma.
“La civilizzazione, è ciò che resta quando l’uomo ha tradito l’umanità…” sono le parole di Barthélemy Ducroisé, l’ultimo ‘maître papetier’, uno degli ultimi discendenti della dinastia. Suonano come un richiamo, forse un gemito. Echeggiano simile a un ronzio, che persistente si diffonde nell’aria, dopo l’esplosione pirotecnica (e scenica: ‘Blow up’ di Antonioni) della rabbiosa collera di un reduce dalle trincee della prima guerra mondiale. Di uno che è rimasto marchiato da troppo orrore, dall’ottusità della logica militare, dalla scelleratezza che genera i conflitti.
Oggetto del racconto, lungo e serrato, sono l’impatto per una piccola comunità laboriosa, del flagello della peste, delle sanguinose battaglie di sovrani che si dicono eletti dal Signore, delle contese per il potere in nome e per conto di una Chiesa più implacabile e vendicativa del Dio del vecchio testamento.
La maledizione di una strega condannata al rogo si abbatte, per innumerevoli anni, sulle madri che moriranno di parto. Durante la peste, fanatismo e invettive indurranno gente superstiziosa ad appiccare il fuoco all’antico mulino del crociato per purificarlo da peccati ancestrali.
La verve narrativa ha una forza epica che tutto avvolge. Tutto si interseca e si dipana in un racconto veloce attraverso i secoli. Un volo d’aquila sospeso in alto, che di tanto in tanto si fionda nella realtà minuta delle persone in carne e d’ossa, con i loro bisogni e debolezze della vita comune, nella fatica quotidiana del vivere.
Le stagioni nel loro susseguirsi sono tratteggiate con brevi pennellate fugaci, i cui colori rammentano la leggerezza degli acquerelli. Quando l’inverno gela i piccoli corsi d’acqua, anche le pale del mulino devono arrestare ogni movimento. Solo “il potere ignora la memoria della terra e il suo sudore. Preferisce conservare il suo rango e gloriarsi sul sangue dei suoi sudditi.”
Sarebbe riduttivo classificare il libro come un romanzo storico. E’ la storia essenziale ad essere raccontata, pregna di vite vissute nei campi di battaglia e nella località di origine, in ogni dato momento storico. A ciascuno di questi periodi, personaggi comuni hanno dovuto adattarsi, traendo poche gioie fra tanta fatica e sudore e lacrime. E’ la storia del potere assoluto, dell’intolleranza religiosa, degli eccessi delle guerre, di tutte le guerre, della commistione tra religione, monarchia e nobiltà da una parte, e dall’altra, la gente comune, manovrata, sospinta in trincee a combattere contro i suoi simili.
Nei diversi passaggi che le ritraggono, una carrellata di figure cariche di umanità emergono al punto da assumere la dignità e il vigore di autentici protagonisti di altrettanti volumi. Nei risvolti di ogni esistenza si cela un pezzo di leggenda che merita di venire a galla.
Una saga di 600 pagine. Una leggenda che dura otto secoli, che percorre mezza Europa, attraversa l’Atlantico, dove sono narrati numerosi capitoli di storia dal punto di vista di una famiglia eponima, a partire da una piccola località montuosa della Francia, tra i boschi dell’Auvergne.
La storia - privata degli orpelli della litania, senz’anima, di date e battaglie - come vorrei che fosse insegnata a mio figlio. Chapeau!
AF
Les Citadelles de Papier, Editions de la Montmarie, Autore: Philippe Gouttefarde
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