Pro-vocazioni letterarie è uno spazio dedicato agli amanti della scrittura, nella perenne ricerca di un equilibrio tra l'estro creativo e il dettato dei canoni culturali in voga, nella provocazione dell'esserci.
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August 1st, 2008 · No Comments

PARATI ALDO

FORANI SANDRA

8.

“Glielo dici tu o glielo dico io?”.

Sandra stacca lo sguardo dal gioco delle dita sull’unci­netto per offrire al marito un sorriso scontato. “Diglielo tu. Sai sempre trovare le parole adatte in occasioni del genere”.

Un grande vuoto circolare prende possesso di Aldo. Un vuoto che ha le dimensioni della sua incapacità ad accettare suo figlio così com’è, una parte infinitesima di ciò che avrebbe voluto che fosse. E’ la prima volta che questo vuoto lo sente dentro di sé invece che dentro suo figlio. Un individuo senza cervello l’ha sempre considerato; eppure il cervello ce l’ha, solo che funziona come diavolo gli pare quasi fosse un’entità staccata dal resto del corpo. Mimmo parla, tace, piange, sorride come tutti i bambini del mondo, sì, ma senza un minimo di logica umanamente accettabile. A vederlo dà l’impressione di un piccolo automa divenuto ingovernabile per qualcosa che s’è rotto nel suo originario meccanismo.

“Il problema non è dirglielo” afferma lui con la fredda sicurezza con cui è solito arginare le esaspe­ra­zioni quoti­diane. “Il problema è farglielo capire”. Intanto lei continua a lavorare all’uncinetto.

La meticolosità che Sandra riversa in un’attività così banale lo manda in bestia, soprattutto quando ci sono di mezzo faccende che coinvolgono poveri innocenti. Ma forse ha ragione lei: a che serve rompersi l’anima se non è possibile trovare una soluzione accettabile?

“Beata te che te la prendi comoda. Il tuo uncinetto, i tuoi lavoretti. Riuscissi anch’io a rassegnarmi una volta per tutte”.

“Vedi questo ferro? Se non stai zitto te lo ficco in un occhio”.

“Ehi, calma, calma, scherzavo”. Replica lui con la sua solita sicurezza. Ma come si fa a scherzare in una situa­zione del genere? Non è che un pagliaccio, uno di quelli con il sorriso appiccicato sulle labbra che fanno soltanto piangere. Lo pensa incrociando gli occhi lucidi di Sandra.

“Non preoccuparti” tenta di consolarla. “Sistemerò la faccenda nel modo mi­gliore”.

“E sarebbe?”.

Lui tossicchia. Ha espresso una bella idea appoggiata sul vuoto, il suo grande vuoto circolare. Meglio che niente. Un eufemismo dopo l’altro permette di galleggiare sulle avver­sità della vita. Peccato che non lo pensi anche Sandra.

“Sceglierai un sostituto del Gardelio e dirai a Mimmo che il Gardelio se n’è andato da un’altra parte. Non è vero? Certo, un tipo pratico come te cos’altro potrebbe fare?”.

Non è poi un’idea così stupida. Gli rincresce che ci sia arrivata prima lei, tanto più che non vede alternative.

“Tu invece cosa proporresti?”.

Lei ostenta un orgoglioso silenzio che lui percepisce come mancanza di spirito di iniziativa. E’ vero piuttosto che lei preferisce agire di rimessa, riservarsi l’ultima parola che è quella più importante.

“Sì, bisogna trovare un altro terapista” ammette lui. “Ma non sarà facile. Ci sapeva fare quello con Mimmo”.

“Ne sei convinto?”.

“Non ti ricordi come diceva sempre? ‑ Suo figlio fa conti­nui progressi, suo figlio fa continui progressi”.

“Sì, e mi ricordo anche che diceva:‑ Suo figlio presto diventerà normale ‑ questo già le prime volte che glielo portammo cinque anni fa”.

“Ce lo diceva per rincuorarci. E’ ovvio che non ci si poteva aspettare ….”.

“Aldo, nostro figlio in cinque anni non è migliorato per niente”.

“Sì, è vero che non ha fatto grandi progressi però …. Insomma si è trovato bene con lui. Al termine di ogni seduta l’ho sempre visto contento”.

“Più che contento io direi imbambolato”.

“Imbambolato? Come sarebbe: imbambolato?”. Reagisce scandalizzato come di fronte a un’assurdità capitata nel bel mezzo di un discorso perfettamente logico. Invece è proprio il contrario, lo intuisce nell’istante successivo, l’opi­nione di sua moglie è l’unica cosa sensata della loro conversazione. “Intendi dire che Mimmo quando ritornava da noi era troppo calmo?”. E’ una domanda che lui pone solo per contenere la propria angoscia, perché la risposta è inequi­vocabilmente chiara ad entrambi.

“Non te ne eri mai accorto? Io l’ho sempre sospettato, solo che mi pareva così mostruoso ….”. Il tono di Sandra è saccente al limite del sadismo.

“Mimmo mi pareva contento e tu pure. Cos’altro avrei dovuto desiderare se non una famiglia contenta?”.

“Ah! E’ un desiderio così semplice da soddisfare. Basta una pillola, una per te, una per me, una per Mimmo”.

“Smettila!”.

“Che scema a non averci pensato prima, sarà stato lo stesso Gardelio a consigliarti di usare dei tranquillanti”.

Vorrebbe ucciderla. Ma proprio il ribrezzo che gli incute l’intensità di questo desiderio, più che ogni altro sforzo di autocontrollo, lo induce alla calma. “Questa storia delle pillole mi è completamente nuova. Tu piuttosto perché non me ne hai parlato prima se sospettavi qualcosa?”.

“Anche se te ne avessi parlato a cosa sarebbe servito? Vuoi sempre fare di testa tua. E poi non dirmi che una soluzione del genere non ti faceva comodo”.

Non la sopporta proprio la sfrontata verità che Sandra ha sempre a portata di mano e allora, lanciandole un’oc­chia­ta bieca, esagera:”Io quello là se fosse ancora vivo lo ammazzerei con le mie mani”. Una frase che gli esce con noncuranza, senza il minimo impegno di renderla credibile.

Lei sbadiglia.

Forse basterebbe prendersi un po’ di più sul serio per risollevare le sorti di una famiglia in disarmo, ma è tardi. Lui si stacca dalla sedia con un movimento imperioso. “Abbiamo chiacchierato abbastanza. Vado a letto” dice risoluto.

Lei sogghigna e lo segue.

PA (continua)

Tags: 4.Proposte di autori e lettori a confronto

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