FORTECCHI GIULIO
RONCINI VALERIA
9.
Giulio se ne sta chiuso in cucina a lavare i piatti.
Valeria, la moglie, e Nadia, sua cognata, stanno di fronte l’una all’altra in piedi intorno al tavolo nel salotto. La stanza è immersa nella tenue luce vermiglia di un abat‑jour. Lo sbatacchiare di piatti e posate arriva dalla cucina come un rintocco ovattato a delimitare il vacuo silenzio che s’è fatto intorno alle due donne dal momento in cui Giulio le ha lasciate.
Nadia è vagamente intontita per un paio di bicchieri di troppo che s’è concessa nel corso di una cena insipida e fiacca; è tenuta in piedi dal timore di cadere in preda al sonno e dalla speranza che suo fratello si sbrighi in fretta, dopodiché un rapido saluto e se ne tornerà a casa.
Valeria al contrario si sente lucida come non mai. Il vino lo ha sorseggiato appena; ma quello non c’entra. Lucida lo sarebbe stata anche se ne avesse bevuto più di Nadia. Finalmente ha capito tutto, o forse sarebbe più esatto dire che qualcuno aveva capito per lei già da tempo e che quelle parole dure sono riemerse, come per una vendetta postuma, dalla grigia convenzionalità che le celava alla coscienza.
“Il nostro uomo ci ha piantato in asso ancora una volta”. La frase Valeria la pronuncia acida al punto giusto, solo l’aggettivo “nostro” avrebbe voluto accentuarlo di più.
Nadia, sorpresa in un attimo di sonnolenza, ha un leggero sussulto. “Oh, Giulio è così gentile. Mi sarei offerta io a lavare i piatti se non fosse che lui me lo impedisce regolarmente”.
“E fa bene. Tu in cucina non ci dovresti nemmeno mettere piede”.
A quest’ora la stanchezza gioca brutti scherzi e Nadia non sa se la vittima è lei che non ha inteso bene o Valeria che non si è espressa nel modo giusto. Nell’incertezza preferisce non sbilanciarsi. “Ma almeno una mano ve la dovrei dare, non pensi?”.
“Io penso ….”. Valeria vorrebbe apporre la clausola del “qui lo dico qui lo nego” all’esternazione dei suoi pensieri, ma subito cambia idea considerando che Giulio, se lo venisse a sapere, non la crederebbe capace di tanto. Può quindi parlare liberamente, andare al sodo, sviscerare l’essenza morbosa del loro rapporto. “Io penso che il vero problema non è cosa puoi fare tu per noi, cioè io e Giulio, ma piuttosto cosa dobbiamo fare noi per te”.
“Proprio niente, direi, niente che non fate già” replica Nadia fregandosi nervosamente le mani.
“Temo di non essermi spiegata”. Valeria ravvia i suoi lunghi capelli con un gesto largo e deciso che li gonfia come una criniera. “Non intendevo dire cosa dovremo fare per te in più a quello che già facciamo, ma se quello che già facciamo lo dobbiamo proprio fare”.
“Mi devi scusare, Valeria, sono così stanca che non riesco a seguirti. Forse è meglio che faccia un salto in cucina per vedere se Giulio ha bisogno di me”.
Valeria si avvicina a Nadia, pronta a trattenerla per un braccio. “No. Giulio non ha bisogno di te. Lo hai detto tu stessa. Semmai dovrei essere io, sua moglie, ad occuparmi dei lavori domestici e quant’altro”.
“Volevo solo rendermi utile. Come sei permalosa”. E “permalosa” è ben lungi dal descrivere la miscela di gelosia e protervia che ai suoi occhi ha obnubilato Valeria.
“Ecco, è proprio questo il punto” fa questa scandendo seccamente le sillabe. Adesso ciò che ha da dire le scorre dentro irresistibile come se Gardelio parlasse in lei. “Tu vuoi renderti utile agli altri, mentre invece dovresti prima di tutto renderti utile a te stessa. Quanta generosità, quanto altruismo trabocca dai tuoi discorsi! Possibile che in quello che fai non ci sia un briciolo di interesse personale? Che insieme a me e a Giulio ci stai solo per farci piacere?”.
“No, guarda che ti sbagli, la cosa è reciproca” Nadia quasi implorante, gli occhi puntati verso la porta.
“Ah, reciproca, è questo che volevo sentirti dire. Io non ho ancora capito se con questo tono da santarellina mi vuoi prendere in giro o se sei veramente ….”.
“Valeria!”. E’ un mezzo guaito quello che le esce dalla gola e nell’aria la sua eco latente rimane sospesa per un tempo lunghissimo.
“Non sono né ubriaca, né tantomeno ammattita. Per farti meglio capire il concetto potrei portarti come esempio una pentola con l’acqua dentro che continua a bollire e bollire finché ad un certo momento scoppia”. Ah, la storia della pentola che bolle, quante volte lei l’ha udita da Gardelio .
“Ti giuro, io non avrei mai pensato ….”.
“Tu non avresti mai pensato che una donna sposata alla fine si sarebbe scocciata di dover contendere il proprio marito alla cognata”. Sì, pensa Valeria, è proprio così che Gardelio avrebbe parlato. “Contendere, che brutta parola. E ovvio per te esiste solo l’amore universale che è superiore ad ogni distinzione di razza, di classe, di ideologia e di sesso. Vado troppo in alto? E va bene allora diciamo che per te una cena oggi, una gita domani, una chiacchierata di un paio d’ore dopodomani e così via rientrano perfettamente nella normalità dei rapporti che una sorellina può intrattenere col suo fratellino anche se sposato”.
“Il tuo ragionamento è sbagliato in partenza. E poi ….”. Uno stupore crudele paralizza la lingua di Nadia finché non le riaffiora nell’affanno, insperata, una rassicurante verità. “E’ Giulio di solito che mi telefona, che mi cerca, è lui che ha bisogno di me. Lui ti darebbe torto. Perché non sentiamo cos’ha da dire?”.
Valeria senza batter ciglio. “Giulio è ancora imbevuto dei tuoi discorsi falsi e stucchevoli. Ma basterebbe che tu te ne stessi alla larga per qualche tempo perché lui rinsavisse”.
“Non mi potrai impedire di vedere mio fratello”.
“Lo so, farò il possibile per dissuadere lui. Aver a che fare continuamente con una nevrotica come te non gli giova di certo”.
“Cosa?”.
“Con lui rivivi il tuo complesso edipico che non hai risolto”. Un’interpretazione che a Valeria viene naturale senza che ci abbia mai riflettuto prima d’ora. “Giulio rappresenta il padre da possedere ed io la madre, la rivale da uccidere, sì, uccidere, l’hai sempre desiderato in fondo alla tua ipocrita saggezza. Anch’io ti odio, però almeno ho un motivo valido per farlo: difendo mio marito, non il surrogato di una relazione incestuosa”.
Nadia inorridita ritrae lo sguardo da Valeria e lo volge verso la porta della stanza.
E’ spalancata adesso, e Giulio è immobile lì sulla soglia. “Ho sentito tutto” dice con aria grave.
“E allora?” Nadia in lacrime.
PA (continua)
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