VIA DELLA PACE AL N° 53
CAMINESI GIORGIO E FERNANDA
12.
Hanno passato l’intera giornata a trastullarsi fra cortesie e frasi cerimoniose che avevano accantonato da tempo come quei vecchi vestiti resi ridicoli dalla moda e dal progresso. Hanno giocato a fare i fidanzatini rispolverando la stessa passione di allora. Lo ha voluto lei. E lui, prima ancora di riceverne esplicita richiesta, l’ha assecondata. E’ stato inutile. Quell’orrendo aroma melenso che ha assaporato al primo mattino ce l’ha ancora appiccicato; non andrà più via, ne è sicura. Proprio mentre stava bevendo il suo tè doveva capitargli …. Purtroppo certi fatti hanno il potere di corrompere i piaceri della vita estendendosi a macchia d’olio su qualsiasi sensazione si stia vivendo. Se non fosse stato il tè sarebbe stato qualcos’altro, anche di più caro, ad esserne guastato. Gli viene in mente un’indigestione di fragole che fece da piccola, da allora di fragole non ne vuole nemmeno sentir parlare. Ma forse questo è soltanto un suo problema personale, una questione, come dire, di idiosincrasia. I cosiddetti uomini duri le chiamano fisime. Beati loro, le viene da pensare, anche se li odia con tutto il cuore. Hanno riempito ormai l’intero condominio. Partono la mattina presto rombando con i loro potenti macchinoni e tornano ad ora di cena inveendo contro chi mette loro i bastoni fra le ruote. Hanno tutto dalla loro parte, fanno ciò che vogliono: rifare porte, scale, finestre, tirare su o demolire intere pareti. La sua vecchia casa di giorno in giorno la sente sempre più estranea. Ma a loro che ci vengono solo per dormire che importa?
La colpa è sua che non si sa adattare, si è sentita dire più di una volta, pure dal marito che ogni giorno parla di volersene andar via. Dev’essere così. Non si sa adattare alla coltre di fredda efficienza che si è depositata sulle relazioni umane assimilandole ad un’informe grigiore. La vita al giorno d’oggi gli sembra un grande supermercato. Si può comprare tutto, basta pagare; poi si consuma e il di più (che non manca mai) lo si butta via. I prodotti nei negozi sono esposti in una quantità e varietà inimmaginabile ai suoi tempi; eppure l’impressione che ne ha è di una miriade di colori sbiaditi. Così, sarà per quegli intrugli chimici che per salvare la vita alla natura la fanno diventare di plastica oppure per la vecchiaia che le ha atrofizzato i sensi, al suo palato qualsiasi cosa pare sempre più insipida. Anche il suo tè non è più quello di una volta, e non ha dubbi che quello di una volta non potrà gustarlo che nel ricordo. Dopo quanto è successo questa mattina poi …. A forza di rimuginarci quella sgradevole sensazione dolciastra gli sembra prendere una consistenza visiva. Ed ecco che riaffiora alla sua mente un piccolo grumo di schiuma che fluttua ai bordi della sua tazza fumante. Lo ha veduto dopo aver riposto il cucchiaino sul piatto, e come tante altre volte non ci aveva fatto caso; è una sostanza vegetale che si cristallizza al contatto con l’acqua bollente, le avevano spiegato quand’era bambina. Ma stavolta crede non sia andata così. La notizia che le ha portato suo marito …. Proprio a casa loro doveva succedere. Ah, che schifo, e lei se l’è bevuto senza fare una piega, senza prendersela neanche un po’ con lui che le ha messo una zolletta di troppo nella tazza; se lui avesse usato più tatto forse non si sarebbe accorta …. Non vorrebbe pensarci più almeno per questa notte; ma sa che non sarà possibile e allora le passa per la testa un’idea che fino a ieri non l’avrebbe neppure sfiorata. La sente come la soluzione di tutto e un attimo dopo come una catastrofe, ma è l’unica soluzione possibile. Che ne penserà suo marito? E’ talmente eccitata che non riesce a trattenersi dal renderlo partecipe, subito, anche se è notte fonda e lo sente dormire profondamente. Non c’è bisogno di scuoterlo; le è bastato sfiorarlo con un dito perché si girasse da un fianco all’altro. Anche lui non riesce a prendere sonno. Anche lui chissà quanti pensieri ha per la testa; eppure lo vede sempre così sereno.
“Giorgio”. Per l’ansia di sfogarsi scandisce il suo nome così forte che lui ha un sobbalzo.
“Scusa, se ti ho svegliato” soggiunge piano e la voce le trema senza che possa farci niente. Poi inspira decisa come se dovesse raccogliere tutte le sue forze per far fronte a una grande resistenza. “Giorgio, devo confessarti una cosa che ti sembrerà stupida ma, ma …. non voglio farla più”.
“Cosa?”.
“Non voglio più bere il tè, al mattino specialmente”.
“Perché?”. E, prima che lei possa rispondere, lui liquida la questione con una frase banale, e poi:”Ah, sì, ho capito cosa intendi dire. Beh, non pensarci più. Vedrai, andrà meglio”.
“Io ho parlato solo di tè. Cosa credi di aver capito?” fa lei stizzita convintissima che lui come al solito non ha capito niente. Come se uno dopo settantanni potesse cambiare vita e ripartire da zero.
“Di me stavi parlando? Oh, io ….” e si rifugia in un mugugno astioso. Per quale motivo lo ha strappato dalla sua sonnolenta sarabanda di recriminazioni?
“Allora buonanotte e scusa se ti ho svegliato” chiude lei.
Lui tira fuori un grande sospiro che vorrebbe dire “siamo come degli eroi di una tragedia greca” e invece non dice nulla. Tenta di spiegarsi buttando giù il primo concetto che gli viene in mente. (Quante volte gli è venuto in mente!). “Voglio andarmene da questa casa. Voglio andarmene via per sempre”.
Lei gli accarezza i capelli e gli dà un bacio sulla fronte. Adesso si sente più tranquilla. “Continueremo come abbiamo sempre fatto” dice. “E domani mattina berremo il tè insieme nel tinello come tutte le altre mattine”.
PA (continua)
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