UNA DOMENICA NOTTE IN VIA DELLA PACE AL N° 53
di Paolo Avanzi
14.
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PISTORI dott. FULVIO |
E’ da due notti che se ne sta rannicchiato accanto al divano della sala e non ha ancora sentito bussare alla porta.
E’ una situazione scomoda la sua, resa obbligata da una serie di circostanze impreviste (malgrado lui sia un tipo che per inclinazione e necessità ha sempre cercato di prevedere tutto).
Lo hanno lasciato solo (la moglie e i due figli trascurati per la carriera) in balia del proprio orgoglio. Una solitudine spartita fra il buio silenzioso della casa e la luce al neon dell’ufficio intrisa di fumi e di rabbie.
E’ un dirigente di un’importante industria, ed è un miracolo che si ripete di giorno in giorno il fatto che lui possa affermarlo. Dio solo sa quanto gli costa sostenere questa parte che in fondo è l’unica cosa che lo può sostenere.
Dimostrare di essere il più grande esperto di finanza dell’azienda - a questo punto che di finanza non gliene importa più nulla.
Se lo vedessero colleghi e collaboratori rintanato lì al buio come un topo non esiterebbero un istante, forti dell’evidenza della sua pazzia, a dargli la spallata finale per buttarlo giù dal suo trono fatiscente. Lui resiste dissipando i riposi della notte in attesa di affrontare i propri incubi diurni. Una specie di dracula all’incontrario ama definirsi. Un dracula assetato di gloria, anziché di sangue, di quella piccola gloria che si coagula negli incentivi economici strappati ai superiori. Il paragone con un rettile gli pare tuttavia più calzante, per quanto meno suggestivo, perché è proprio la luce che, pur controvoglia, lo trascina alla vita. Più di una volta si è sentito come un drago pronto a lanciare le sue ultime fiammate.
Non vuole essere compatito, non si fida di nessuno, soprattutto di quelli che si dichiarano pronti ad aiutarlo: un vecchio pieno di soldi è soltanto un vecchio da spennare. Ma sa che non potrà resistere a lungo, arriverà il tempo della pensione e allora intere settimane con le persiane abbassate saranno impossibili da sopportare. Così è costretto a misurarsi con un interrogativo bruciante come una sconfitta: a chi cedere?
Lo “psicologo” viene spesso a bussare alla porta. Non è che la cosa gli faccia piacere anzi lo infastidisce non poco con la sua vocina stridula. “Sta bene, dottore? Ha bisogno di qualcosa? Vuol fare quattro chiacchiere, dottore?”.
Nel condominio se ne fregano tutti di lui tranne lo “psicologo”, l’unico a non dubitare della sua presenza in appartamento e da cosa tragga questa sua sicurezza è facile immaginarlo. Lo “psicologo” conosce bene il dottor Pistori, troppo bene per non sapere che lui al termine dell’estenuante giornata in ufficio “ha un bisogno assoluto di stare in pace fra le pareti domestiche”. Adesso che ci pensa è stato proprio lui a confessarglielo; non lo avrebbe sicuramente fatto se non fosse stato per la sua consumata abilità persuasiva. Lo odia, lo odia a morte per quel segreto che gli ha carpito e che potrebbe sventolare ai quattro venti come un’infamia.
Venire a patti, che altro potrebbe fare con un individuo così tenace e intelligente?
Pare una soluzione ragionevole. Eppure potrebbe essere superflua. Sono già due notti che quello non si è presentato alla sua porta. Non era mai successo prima d’ora. Un caso? Forse si è stufato di non ottenere risposta (o quantomeno una percettibile conferma alla propria convinzione che lui è in casa). Forse gli è successo qualcosa come una malattia o un incidente (che è quanto lui gli ha spesso augurato). Magari non ritornerà più. Un’eventualità che dovrebbe mettere fine a ogni suo tormento; ma così non sarebbe. Lui, il dottor Pistori, ha bisogno di un nemico che lo tenga in vita.
(continua)
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