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Le dinamiche del male

June 5th, 2008 · 1 Comment

Due libri a confronto. Il primo, un romanzo animato da sei storie di quotidiana sofferenza in una grande città. L’altro, un libro di denuncia della degenerazione di un intero territorio, del ‘male eretto a sistema’. E un interrogativo: perché nell’esercizio del male sembra esserci più intraprendenza?

La decifrazione del male narra l’angoscia di sei personaggi che improvvisamente sono caduti nella rete di un destino più grande di loro. Un avvenimento è intervenuto a scuotere la loro normalità, ed è la causa della maledizione oscura che li attende. Una data precisa, più ultimativa di una condanna a morte, li accomuna e li sovrasta. Al malessere esistenziale, a mano a mano che le storie si dipanano, si sostituisce l’incognita della fine annunciata.

Ognuno ‘soggiogato dal lento scorrere dei grani nella clessidra… s’era illuso che il tempo per lui non potesse fermarsi mai. E ora eccola lì, sparsa ai suoi piedi la polvere che immaginava infinita’. E nell’attesa diventata ormai palpitante osserviamo sei vite muoversi come risvegliate dal torpore del tran tran quotidiano. Intanto nei giorni che rimangono i sei personaggi si trascinano supini ma consapevoli protagonisti di un futuro che si prospetta drammatico o forse sono solo in cerca di un epilogo di sapore pirandelliano che dia una svolta dignitosa alle loro vite (e una veste nuova - più nobile - al libro stesso).

Gomorra è il libro-denuncia di uno scrittore maturato in fretta come capita a chi è costretto a fare presto scelte di campo che ti segnano per la vita. Suo malgrado è cresciuto in una regione dove il malaffare si è imposto in ogni ganglio dell’attività produttiva ed economica-finanziaria, ne è stato angosciato testimone, e da osservatore, anzi, da soggetto arrabbiato ne addita ogni aspetto degenerativo.

Sono numerosi gli aneddoti che ritraggono i tanti personaggi della camorra. Accuratamente indicati con nome cognome e nomignoli. I fatti sono dettagliati con dovizia di particolari scabrosi tanto quanto la realtà che viene descritta. E sono altrettanto eloquenti gli episodi che descrivono la vita della gente immersa in una mistura di criminalità e delirante fantasia, coinvolta in macabre vicende che se non fossero riportate nei verbali della polizia potrebbero essere ritenute prodotte dall’industria dell’horror.

Non mi cimento a riportare neanche uno di questi orrori, per stomaci forti, di cui la cronaca si occupa di solito sorvolando sugli aspetti più crudi. Ma ai fini del nostro interrogativo rimasto in sospeso mi limito a citare, nascosta tra le pieghe di un’indagine, la scoperta del grado di commistione tra criminalità e società, in ampi strati della popolazione.

‘Pensionati, impiegati, piccoli imprenditori davano danaro ad alcuni agenti che poi lo reinvestivano per l’acquisto di partite di droga… Non c’erano garanzie oltre la parola dei mediatori… I clan erano così riusciti ad allargare il giro di capitali da investire, coinvolgendo anche una piccola borghesia… stanca di affidare alle banche i propri averi’.

In pratica siamo al livello della borsa valori, nel segmento più sofisticato, quello dei cosiddetti ‘futures’.

Difficile dire se è più desolante osservare il fatto in sé o il quadro complessivo. Né ha senso mettere a confronto la fiducia riposta nella malavita organizzata e nello stesso tempo l’evidente totale sfiducia verso le istituzioni. Il punto significativo è che queste operazioni malavitose, che comportano sia rischi di carattere finanziario sia quelli inerenti all’attività di repressione delle forze dello stato, erano una scommessa contro.

Il male eretto a sistema, praticato in maniera spregiudicata, e sullo sfondo la complicità della gente – in genere definita: gente comune, anche se di comune, di normale, qui non c’è proprio niente.

Ma l’atteggiamento passivo non è sempre ignavia e l’apparente connivenza non sempre è indice di criminalità diffusa. E’ piuttosto un modo di adeguarsi, di scansare i colpi nella feroce lotta per la supremazia che finisce con il coinvolgere tutti, il bisogno di tirare a campare.

Dunque si potrebbe rispondere alla domanda iniziale che forse nel male si annida quell’istinto bestiale – mai sopito – di lotta per la sopravvivenza che conduce alla sopraffazione del più debole. E nella violenza più efferata, espressa senza l’inibizione della morale e il freno delle regole, si coglie una libertà d’azione pari solo a quella dell’artista. Ma l’uomo è come l’albatros, finché resta a terra è un essere vulnerabile, quando poi spicca il volo tutto diventa superabile. O quasi, come ignorare la sorte di Icaro?

AF

La decifrazione del male, Giovanni Tranchida Editore, Milano. Autore: Paolo Avanzi.

Gomorra, Mondadori. Autore: Roberto Saviano

Tags: 3.L’angolo nascosto della libreria e un poco oltre

1 response so far ↓

  • 1 Paolo Avanzi // Jun 6, 2008 at 11:56

    Recensione efficacissima e sorprendente (soprattutto per me). Complimenti!

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