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Dell’economia della felicità e della felicità senza armonia

April 1st, 2008 · 2 Comments

Ecco una materia che non è oggetto di studio, non viene adeguatamente praticata, ci renderebbe più ricchi se diventasse di casa presso l’UTL(*).

Perché questo libro trova spazio nella nostra rubrica pur essendo il prodotto di un autore, di una casa editrice e di uno sponsor importanti? L’angolo nascosto, – secondo noi ingiustamente trascurato, – non è lo spazio dove il libro è collocato, bensì la scarsa attenzione che trova nel libro il mondo del volontariato. E sembra quasi paradossale poiché la tesi portante ruota intorno alle attività svolte gratuitamente e alle relazioni sociali. Anche se poi la lente narrativa dell’autore scandaglia la sua analisi nello studio dell’economia, o meglio nel suo nuovo approccio, e soprattutto osserva da addetto ai lavori il mondo dei media.

Tv, cinema e giornali vedono incombere un fenomeno di massa che mette in discussione i principi dell’informazione calata dall’alto, della pubblicità e del consumismo di massa. Internet, con i blog e i nuovi media digitali minacciano di travolgere il mondo mediatico così come si era sviluppato per quasi mezzo secolo. Il passaparola internettiano attraverso i nuovi strumenti arriva prima e in modo più trasparente a diffondere la conoscenza da un capo all’altro del mondo. I casi concreti si sprecano. Nella triste vicenda della morte dell’agente Calipari le reticenze delle autorità militari statunitensi sono state spazzate via, perfino derise, non da 007 stranieri, ma dalla rete internet.

In passato gli studiosi hanno osservato i fenomeni dell’economia dal punto di vista delle risorse, dalla capacità di produrre beni di consumo alle dinamiche del mercato. “Il pubblico era un target passivo”. Avendo l’economia reale trascurato di guardare l’uomo nei suoi stati d’animo, insomma oltre i propri bisogni fisici, essa è stata additata come una ‘scienza triste’. La svolta dal peccato originale dei padri economisti ha portato a prestare maggiore attenzione al benessere, alla qualità della vita. Da qui scaturisce il tentativo di conciliare lavoro, tempo libero, relazioni umane.

Il saggio Economia della felicità guarda allo sviluppo dei nuovi mezzi di comunicazione che facilitano oggi come mai prima d’ora la crescita delle relazioni orizzontali, generando l’emergere di creatività e partecipazione. Arrivando a ipotizzare la nascita di un nuovo risorgimento. E se ne avverte il bisogno.

Purtroppo, l’autore sfiora soltanto la complessa realtà del volontariato, che forse non conosce a sufficienza, cosa peraltro comprensibile per un accademico e giornalista che naviga in internet, ma risiede nei quartieri altolocati, che ha studiato la materia sui libri, ne cita le fonti, e tuttavia non trova l’estro di calarsi e approfondire questa realtà quotidiana.

Il mondo associativo è spesso una replica disordinata dell’ambiente istituzionale o aziendale. I soggetti che ne fanno parte, anche quando non si mostrano avvinghiati alle rispettive poltrone, seguono stancamente un canovaccio che ripropone carriere ruoli e lusinghe della vita economica reale, riuscendo solo di rado a coniugare efficienza e visione di lungo respiro. Disponibilità relativa, dispersione tanta, grandi entusiasmi che si infrangono nella scia del piccolo cabotaggio quotidiano, nell’insufficienza organizzativa e nella carenza dei mezzi. Ovviamente a parte i casi cavalcati da pochi entusiasti avventurieri.

Eppure proprio adesso che una subdola crisi finanziaria sta mettendo alla prova il normale ciclo economico, che il carovita affonda le mani direttamente nelle tasche dei consumatori, fino a turbare la serenità di pensionati e cittadini perditempo, sarebbe necessario il sorgere di un disegno più ambizioso.

Certamente già esistono numerose realtà associative, quali banche del tempo, varie associazioni di volontariato finalizzate all’assistenza, alla difesa dei consumatori e dei più deboli… Quello che manca appunto è una visione ampia e lungimirante.

Le Università del Tempo Libero protrebbero nei fatti tentare di legare i tanti fili sparsi in un disegno armonico. Osando mettere alla frusta i limiti dell’economia reale, proponendosi come fautrici di iniziative di massa, con lo scambio quotidiano di servizi gratuiti tra i suoi componenti e a favore della comunità. Punti di riferimento per chi lascia il lavoro, crocevia del panorama associativo, smistando i soggetti interessati e offrendo loro supporto formativo.

Da noi, il nuovo risorgimento auspicato dall’autore può accadere se si sposta l’obiettivo dall’imparare al fare, se si coniuga il verbo dall’in(de)finito essere (o non essere, a me sembra un dilemma) al presente sono, passando da “Essere UTL(*) a Sono UTL”; provandoci insomma per sentirsi davvero utili.

 

Economia della felicità (dalla blogosfera al valore del dono e oltre), Feltrinelli Editore, Milano. Autore: Luca De Biase.

AF

(*) Lo scrivente è un socio dell’Università del Tempo Libero (UTL) della città dove abita; Essere UTL è il notiziario dell’associazione.

Tags: 3.L’angolo nascosto della libreria e un poco oltre

2 responses so far ↓

  • 1 Ornella // Apr 11, 2008 at 20:49

    “Non c’è nessuno così forte da poter farcela da solo, né nessuno così debole da non poter aiutare”.
    (visto e segnalato da Ornella)

  • 2 dario d'urso // Apr 23, 2008 at 08:44

    Ciao Antonio dal Comune di Gorgonzola

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