Pro-vocazioni letterarie è uno spazio dedicato agli amanti della scrittura, nella perenne ricerca di un equilibrio tra l'estro creativo e il dettato dei canoni culturali in voga, nella provocazione dell'esserci.
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antonio tarantino

March 28th, 2008 · No Comments

 Antonio Tarantino è nato a Tripoli nel 1953 ed è figlio d’arte, sia nella maestria del percorrere qualsiasi genere pittorico, sia nell’incorrere in alti e bassi - genere, ottovolante.

Suo padre Savino, fatto prigioniero dai Francesi nella II guerra mondiale, rimase forzato ospite per 7 anni (la prigionia presso i vincitori dura più a lungo). Prestato agli Americani per lavori d’artigianato, si fece notare, nel disegnare delle carte mappali, per capacità accuratezza e arte, al punto da meritare un articolo da parte di un giornalista americano al seguito delle truppe. Qualche anno più tardi, prima del colpo di stato di Muammar Gheddafi, ebbe l’intuizione che era il momento di cambiare sponda del Mediterraneo e pertanto rientrò in Italia. Tappa da profugo a Napoli con la famiglia, quindi si trasferì a Milano cogliendo l’unica occasione di lavoro che gli venne offerta: il ritocco fotografico.

Antonio si ritrovò studente al Liceo Artistico in pieno ‘68 e d’intorni. Frequentò per un paio d’anni l’Accademia di Brera che abbandonò preferendo diventare allievo del pittore D’Onofrio. (L’episodio nel romanzo Testacoda del leoncino, per allontanare i creditori, agenti delle tasse e visite sgradite, trova fonte d’ispirazione dalla sua esperienza.) Le vicissitudini del maestro portarono l’allievo a diventare libero professionista - almeno visto sotto il profilo formale. Per qualche tempo dipinse su commissione per conto di un gallerista che vendeva i suoi quadri agli arabi a un prezzo decuplicato. Gratis fece l’illustratore di riviste underground, fumetti, vignette e manifesti per il centro sociale Leoncavallo. Quindi ci fu l’approdo alle grandi testate, Corriere Medico, Panorama, Gioia, Eva Express, Astra, Grand Hotel, disegnò copertine di libri per Euroclub, copertine di dischi per SAAR. Questo periodo durò dal 1980 fino al 1995; intanto anno dopo anno l’illustrazione tradizionale passava di moda soppiantata della novità del disegno elaborato con l’ausilio del PC. E per chi non si era adeguato ci fu il ritorno alla casella di partenza.

Così, a cavallo della fine del vecchio millennio e dell’inizio del nuovo, lo troviamo appiedato fumettaro co.co.co (corsaro, a cottimo, con penuria di mezzi, per conto terzi). Mostre rare e ben distanziate, prevalentemente collettive. Clienti occasionali gli acquistano ancora qualche quadro, sempre meno; si ritrova a fare di tutto tra il genere pittorico e il pittoresco, compreso il restauro di ceramiche di valore (e qualche volta di paccottiglia che nel tempo ha assunto il valore affettivo del ricordo che maldestri proprietari vogliono preservare). In realtà Antonio ha sempre incarnato lo stereotipo d’artista d’altri tempi che eccelle nella sua arte, ma che trova una giusta collocazione soltanto se ha la fortuna d’imbattersi in un mecenate. Oppure per default gli sarà riconosciuta una gloria tardiva. Il detto ‘impara l’arte e mettila da parte’, che nei fatti suggerisce di usare soprattutto astuzia e destrezza, non l’ha mai fatto proprio. - E’ il gioco dell’oca, amico.

AF


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