Non occorre necessariamente vivere in una zona sismica per sentirsi mancare il terreno sotto i piedi. In senso figurato ciò avviene ogni volta che delle certezze vengono messe in discussione, sconquassate da un movimento improvviso e inatteso - è così che noi lo percepiamo - o da una ricerca per noi nuova che sconvolge gli equilibri esistenti. Più è radicata, diffusa e condivisa una convinzione, tanto più diventa sconcertante la verifica del contrario, ‘in contrasto con l’opinione diffusa.’
Prendete un personaggio storico come Cristoforo Colombo, conteso da più paesi circa i suoi natali, nello stesso tempo riconosciuto scopritore del Nuovo Mondo, l’America. Provate a mettere insieme alcune frasi del linguaggio popolare, quali: ‘Hai scoperto l’America’, ‘è l’uovo di Colombo’. Concorderemo con l’autore che il senso comune del detto ‘hai scoperto l’America’ sta a significare: ‘Cosa mi stai dicendo, quello che affermi è cosa risaputa, la tua non è una scoperta!’ Con uguale scetticismo accoglieremo l’aneddoto che riporta della scommessa vinta da Colombo, il quale, schiacciato una parte svasata del guscio dell’uovo, costrinse lo stesso a stare nella posizione verticale. ‘Il valore proverbiale, oltre che la frase stessa “è l’uovo di Colombo!” sarebbe derivata dalla semplicità lapalissiana e imprevedibile del gesto.’ Dove il trucco travolge l’ordine esistente, alla stregua del baro che rovescia il tavolo da gioco.
Dopo una lettura iniziale, la prima reazione del lettore è quella di abbozzare un sorriso d’incredulità e d’attesa, come a significare: Caro autore, fin qui hai avuto intuito e vita facile. Ma, a partire da queste osservazioni, passare a scomporre la storia - studiata in ogni ciclo scolastico, celebrata di qua e al di là dell’Atlantico, - ce ne corre!
Eppure Emilio Michelone, con una paziente analisi del linguaggio (puntigliosamente da studioso cita documenti e studi di altri autori) arriva a scomporre ogni tassello dello storico mosaico che ci è stato tramandato, tuttora carico del fascino epocale della svolta nel percorso dell’umanità.
Il metodo della ricerca è quello comparativo, e consiste nel mettere a confronto ‘componenti narrativi di altri temi mitologici.’ Il lessico è culturalmente elevato, ma non astruso. Alla portata anche di chi è poco avvezzo alle erudizioni degli specialisti.
In materia di luoghi comuni - e alcune ‘vicende storiche’ lo sono, - la cautela è d’obbligo e l’essere guardinghi ormai fa parte del nostro DNA. Tuttavia a mano a mano che si procede lungo il percorso dell’indagine, si diventa prigioniero del ragionamento che si snoda sotto i nostri occhi come una matassa. Ed ecco l’iniziale scetticismo cedere il passo alla naturale curiosità, che conduce diritto alle sorprendenti conclusioni finali.
Cristoforo, tradotto dal greco significa ‘porto cristo’. E il nome già racchiude in sé una missione. Diventa emblematico quindi che la prima persona del Vecchio Continente a mettere piede nel Nuovo Mondo non sia ‘un semplice uomo in carne e ossa, ma il segnacolo più appropriato’ della fede cristiana.
L’autore lo ammette ‘potrebbe trattarsi di una coincidenza, senz’altro. Però non è isolata…’ E infatti altri pezzi vengono ad aggiungersi una pagina dopo l’altra alla tesi del libro.
Ai rischi intrapresi dall’autore, nel ‘disattendere i canoni culturali dominanti,’ si contrappone la sfida del lettore nel prestarsi alla confutazione del fatto storico e nel decidere di andare fino in fondo, per constatare di persona lo smembramento del sedicente mito.
Leggere per credere.
AF – Novembre 2007
Il mito di Cristoforo Colombo (indagine strutturale sull’origine del mito e del linguaggio), Varani Editore, Milano. Autore: Emilio Michelone.
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