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Auguri di Buon Natale e di un felice Anno nuovo
Pro-vocazioni letterarie è uno spazio
dedicato agli amanti della scrittura, nella perenne ricerca di un equilibrio
tra l'estro creativo e il dettato dei canoni culturali in voga, nella
provocazione dell'esserci.
Interpreti e testimoni del proprio tempo.
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Auguri di Buon Natale e di un felice Anno nuovo
→ No CommentsTags: 7.Bacheca/conferenze/eventi
La proposta di Natale è un libro che vuole, secondo le intenzioni dell’autore, restituire le fiabe ai grandi. E’ un’antologia di avventure fantasiose, brevi riflessioni ed elaborati racconti che spaziano dalla mitologia alla fantascienza. Il lettore è avvolto in un vortice che lo trascina e lo catapulta, talvolta nel mondo dell’antica Grecia, talvolta in pieno Medio Evo e poi ben oltre i confini dello scibile, dove - non sono concessi alibi - c’è abbondanza di spazio per meditare!
In un susseguirsi di colpi di scena, un colpo di vento ben assestato genera l’arte della poesia. E con essa la felicità della musa Calliope, la quale provvidamente salva dall’imminente fallimento la proprietaria di una libreria dalle parti di Novi Ligure.
La nozione del tempo è una delle questioni che non trova d’accordo gli uomini. Figuriamoci cosa succede nell’universo delle fate e degli gnomi! Sul tempo ci sono state una infinità di dispute - e forse ce ne saranno sempre - che lo hanno di volta in volta definito: assoluto o relativo, esistente o inesistente, presente passato e futuro… E’ l’attimo che fugge o è l’attimo che verrà? Beh, quando si tratta di festeggiare un compleanno che cade di venerdì 32, per una fatina diventa un problema non di poco conto: roba da prendere a calci il mondo!
L’avventura, dopo l’era internet, sarà sempre la stessa oppure i nostri pronipoti ‘si appagheranno di realtà simulate’? Accanto al piacere della lettura, c’è materiale idoneo per attingere nuove idee (per soddisfare appieno i piaceri sempiterni della carne e dell’evasione) da elaborare in giochi erotici e videogames. Nel borgo medievale di Camelot, al cospetto di re Artù, Ginevra e una folla di dignitari di corte, prosegue quel combattimento erotico che era cominciato, in una tuta cybersex, nella cabina dell’idromassaggio ed era stato da lei interrotto. “Niente più virtualità, voglio fare l’amore reale.”
E reale è anche il West dove ha luogo la vacanza ‘fai da te, ogni rischio incluso’, con sceriffo, risse da saloon e duelli con la pistola, all’ultimo sangue. Cosa non si fa per cinque notti d’amore!
Nella rappresentazione religiosa annuale, la salvezza per i tre uomini che sono crocefissi deriva proprio dallo strumento di tortura, ossia dalla croce stessa, per la loro posizione a mezz’aria tra cielo e terra. Accorrono i soccorritori, indagano archeologi e geologi, s’istruisce il processo. Ma il mistero viene dipanato soltanto in parte. Manuel ha le idee chiare: “La tua spiegazione vale la mia, scienziato. Con le vostre spiegazioni voi sapete solo avvelenare il mondo!”
L’oggi tallona la fantascienza al punto che ogni fuga del pensiero trova subito un riscontro nella insopportabile realtà quotidiana. La voce del Cybergiudice arriva puntuale a convocare qualunque essere imputato di sovvertire le istituzioni. Una partita a carte, al circolo della scopa, può suggerire lo spiraglio per sovvertire lo Stato (delle cose).
In una girandola di corsi e ricorsi ritorna l’amletico dubbio circa l’origine del tutto: chi è nato prima, l’Uomo o l’Intelligenza Artificiale (IA*xy*)? La scoperta dell’anello mancante è fonte di guai. Infatti il Primo Inquisitore, che ha già bollato di empietà IA*xy, alias l’Onesto Tommaso, chiede una sincera abiura. “Te la potrai cavare con un po’ di riprogrammazione rieducativa,” lo rassicura. Argomenta che l’evoluzione della specie è testimoniata da consistenti ritrovamenti di silicone ‘nelle labbra e nei seni di corpi umani fossilizzati.’ I più attraenti si sarebbero riprodotti in maggiore quantità. Dal silicio si è poi passato al carbonio… Ma il ricercatore obietta di aver trovato un reperto che avvalorerebbe la profezia: “Un giorno un uomo verrà…” Tentativo inutile, poiché l’Inquisitore gli scaglia immediatamente contro una infinità di programmi di hackers che annientano l’Onesto Tommaso.
Eliminati dunque i tentativi di fare vera luce sulle origini dell’Intelligenza Artificiale, eliminate le differenze, il mondo resta alla mercè degli Arturiani. La prima fase di colonizzazione è programmata: avrà inizio da una città della Padania… Ed ecco che arrivati sugli spalti di San Siro riaffiora quella strana sensazione colta in precedenza qua e là, fin qui repressa; anzi appare persino evidente il caso di gemellaggio con il libro Il virus della parola. Un fenomeno d’ispirazione ultraterrena o più probabile l’ipotesi d’ovulazione aliena? I due natali non si spiegano altrimenti.
Antonio Fiorella
Granelli di sabbia (fiabe, avventure, misteri, fantascienza). Autore: Giuseppe De Micheli. Editori della Peste, Milano (dalla raccolta del Cenacolo S. Eustorgio c/o la Libreria Esoterica)
→ No CommentsTags: 3.L’angolo nascosto della libreria e un poco oltre
Eliminazione di tutti i privilegi con lo scadere della carica (migliaia di politici, con la scadenza del mandato, mantengono i privilegi di prima: treni, autostrade ecc.).
Le cariche istituzionali non possono essere cumulate. Si detiene una sola carica istituzionale. Il cumulo delle cariche è antidemocratico per principio perché favorisce la formazione di potenti consorterie interne al ceto politico. In particolare non possono essere cumulati i ruoli di parlamentare e membro del governo (ministro, sottosegretario).
10(2e3) Riforme per una democrazia matura (La Fionda - 1997)
→ No CommentsTags: 6.Testa o coda
Appunti di viaggio a cura di Maria Teresa Campora
E’ così che si intitolava un articolo circa una località bergamasca apparso sul Corriere della Sera alla fine del mese di Agosto, questo a significare che l’interesse per quella zona, ai più ignota, si sta oramai sviluppando.
Già da tempo mi frullava l’idea di portare l’Università del Tempo Libero in quei siti posti ai piedi della valle Imagna. Letto l’articolo, non ebbi più dubbi.
Almenno San Bartolomeo e Almenno San Salvatore: due paesini ad un tiro di schioppo da Bergamo e quattro capolavori architettonici dell’arte medievale.
E così il 24 ottobre siamo partiti in 50 in direzione del primo gioiello: San Tomè.
Perché Almenno ? Forse da lemine, nome riportato dalle fonti medievali per Almeno.
Su tutti i libri che parlano dello stile romanico la chiesina di San Tomè ha un posto d’onore; è una simbologia trasportata in Italia dai Crociati per ricordare il Sepolcro del Salvatore a Gerusalemme. La lunetta su di una porta laterale rappresenta San Tomaso (con una ‘m’ sola perché non è l’apostolo) con a destra la palma del martirio, a sinistra la stella dell’oriente e via via all’interno simboli e simboli : la sirena bicaudata, l’aquila….
La bellezza dell’interno è nella luce che filtra dall’alto ed accarezza le colonne, gli archi e gli originali capitelli. Il monumento poi è immerso nella natura, intorno non si è costruito niente! Siamo stati fortunati, la giornata era bella e i colori dell’autunno perfetti. L’antico primitivo convento femminile, che è stato restaurato da poco, ci ha fatto considerare la unicità dei luoghi scelti dai religiosi per l’elevazione dell’anima.
La seconda tappa ci ha portato alla chiesa romanica di S.Giorgio, purtroppo totalmente in restauro, ci torneremo perché abbiamo visto le foto dell’interno: uno sballo!
La terza visita ha costituito forse la grande sorpresa della giornata. Con un piccolo tragitto a piedi - il pullman ha i suoi limiti - abbiamo raggiunto la località di Clanezzo, dove da un balcone terrazzato, con alle spalle il castello omonimo, abbiamo spaziato sull’avvallamento che nei secoli ha scavato il fiume Brembo.
Per il suo attraversamento è stato costruito, in epoca romana, un audace ponte in pietra che è ancora lì. In periodo medievale si costruì la dogana e 150 anni fa la passerella pedonale che congiunge le due sponde - per la sua lunghezza, dondola un po’… Paesaggio grandioso, come bambini abbiamo provato ad attraversare e abbiamo sospirato di sollievo all’arrivo sulla terra ferma! Il nostro caro amico Adriano chiede a degli operai che lavorano sull’argine: “La passerella è sicura?”
Risposta: “La state collaudando proprio adesso!”
Una colorata specie di orchidee orna le rive del fiume, mi dicono che si chiama balsamina; ne ho colto due steli prima di essere folgorata dal dubbio: forse è una specie protetta!
Arrivata l’ora del pranzo, tutti sul pullman per San Salvatore e al ristorante, nel convento di San Nicola. L’autista, un simpatico bergamasco doc, con una manovra da campione, riesce ad imbucare in retromarcia una stradina che, svoltando ad angolo retto, finisce sul piazzale della chiesa di San Nicola proprio davanti al ristorante. Applausi. Ornella esordisce: “Un bacio all’autista!” ma da chi? Siamo tutte più che anta! Però c’è la guida, una splendida ragazza che purtroppo si defila!
Pranzo al ristorante “La frasca”, tavolata lungo il porticato del chiostro, atmosfera medievale, polenta pasticciata eccezionale targata “la frasca” ed altre cose buone. Il vino era a gogò, ma è prevalsa la morigeratezza!
La chiesa di San Nicola è un bell’esempio di stile gotico-romanico, con sovrastrutture barocche. Mi risulta che una mano felice (so di chi è ma non lo dico) ha scrostato buona parte della navata sinistra per portare alla luce gli affreschi primitivi, questo per sensibilizzare gli aiuti delle Belle Arti.
Ultima tappa: Santuario della Madonna del Castello, tre chiese in una! La Pieve del Salvatore, la cripta del X secolo e con il Rinascimento, la nuova chiesa coinvolta in un miracolo mariano. Alacri lavori di restauro, ma c’è ancora tanto da fare.
Si torna, l’autista in stretto gergo bergamasco invita due signori del posto a spostare il loro camioncino che ostacola la partenza. Si intendono al volo, noi non capiamo un accidente, ma si ride. La giornata è finita col tramonto che ci accompagna per tutto il ritorno. E’ l’ultimo sole, fra due giorni terminerà l’ora legale.
Curiosità gastronomiche (come si prepara la polenta alla frasca per quattro persone di buon appetito).
Kg. 1 e ½ di farina di grano saraceno; kg. 1 e1/2 di farina gialla, 3 etti di burro, due etti di formaggio bitto a pezzettini, sale, due etti di spinaci e biete cotti e strizzati.
Riunire in un paiolo un litro d’acqua leggermente salata e metà del burro. Far prendere l’ebollizione e aggiungere un po’ alla volta, a pioggia, la farina. Cuocere mescolando e aggiungendo, se necessario, altra acqua bollente.
A metà cottura (20 minuti circa) ritirare la polenta e aggiungere il rimanente burro, il formaggio e le verdure tritate. Continuare a cuocere per più di venti minuti.
(Ottobre 2008)
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Pro-vocazioni letterarie è uno spazio dedicato agli amanti della scrittura, nella perenne ricerca di un equilibrio tra l’estro creativo e il dettato dei canoni culturali in voga, nella provocazione dell’esserci. Interpreti e testimoni del proprio tempo.
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Gli apparati istituzionali italiani sono sovradimensionati. Un enorme spreco di denaro a vantaggio dei partiti, il mantenimento del ceto politico più vasto e vorace d’Europa. Proponiamo la riduzione di parlamentari, consiglieri regionali, del numero dei comuni e l’abolizione della provincia come ente politico.
10/1 Riforme per una democrazia matura (La Fionda - 1997)
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Racconto di Naide Rossi
Anna sedeva assorta accanto alla finestra, assaporando con piacere il calore del sole. Dopo giorni uggiosi il tempo si era volto al bello ed un cielo limpido, di un azzurro quasi cupo aveva inondato di luce tutto l’ambiente. Normalmente non se ne stava mai con le mani in mano, aveva sempre qualcosa da fare: un lavoro di cucito, magari il giornale o un libro o preparare qualche piatto speciale, ma oggi era veramente una giornata fuori della norma che giustificava la contemplazione. Nicol, la sua piccola Nicol, si laureava.
Sua figlia Marisa ed il genero avevano insistito perché fosse presente alla discussione della tesi di laurea della nipote, ma si era schermita ed aveva rifiutato. Era molto emozionata più di quanto volesse ammettere ed aveva preferito rimanere a casa ad attendere il loro rientro. Nicol avrebbe poi festeggiato con gli amici ma le aveva promesso che sarebbe passata ad abbracciarla a cerimonia ultimata. Sua nipote laureata, non poteva crederci!
L’aveva vista crescere, trasformarsi in una bella ragazza ed aveva seguito con orgoglio i suoi successi scolastici. Quando era nata Marisa, Anna e suo marito si erano ripromessi, anche con sacrifici, di darle la possibilità di laurearsi, ma il matrimonio lampo, a pochi mesi dal termine degli studi liceali aveva interrotto questo sogno ed Anna si era sentita come defraudata di qualcosa di prezioso, che ora aveva l’impressione vaga che le venisse restituito. La nascita di Nicol l’aveva riempita di gioia ed aveva accettato con entusiasmo di accudire alla piccola dato che figlia e genero erano sempre presi dal loro lavoro. I tristi anni di allora le avevano fatto godere poco l’infanzia di sua figlia e quindi aveva riversato su Nicol le cure e le attenzioni che non aveva potuto offrire alla figlia. Nicol, crescendo, aveva preso l’abitudine di studiare accanto a lei perché diceva la sua presenza l’aiutava a concentrarsi e spesso Anna le chiedeva di riassumerle quello che stava studiando e Nicol l’accontentava volentieri. Anna ascoltava con avidità e spesso, quando non comprendeva appieno il significato di alcune cose, le chiedeva chiarimento.
“Nicol, abbi pazienza, sai che la nonna non ha studiato, vorrei che tu…”
Nicol l’interrompeva: “Ma tu sai tante cose…”! In un certo senso era vero perché la vita le aveva insegnato molto sia nelle situazioni piacevoli sia in quelle dolorose, ma altra cosa era ciò che si sarebbe potuto apprendere dagli studi non fatti e che aveva sempre rimpianto. Aveva sofferto per la mancanza di un’istruzione e vi aveva sopperito leggendo tutto ciò che le capitava tra le mani. Ricordava chiaramente il giorno in cui le era stata consegnata la pagella di 5a elementare. La maestra, (ne ricordava benissimo il nome malgrado i tanti, tantissimi anni trascorsi) abbracciandola le aveva raccomandato di non abbandonare mai l’amore per i libri e Anna non aveva dimenticato il suo consiglio. Aveva rubato ore preziose al sonno ma ne era valsa la pena. Si era ripromessa di riprendere gli studi appena possibile ma il lavoro, la famiglia e gli avvenimenti della vita le avevano tolto questa possibilità. Prese il bastone appoggiato ai braccioli della poltrona e si diresse in camera sua. Aprì un cassetto e da sotto una pila di biancheria ne trasse un foglio ingiallito e che riteneva fosse segreto per tutti: la sua pagella, un foglio di carta che per lei aveva significato l’addio alla fanciullezza e l’inizio di una vita di lavoro.
Uno squillo di campanello interruppe le sue riflessioni, Nicol era arrivata. Si avviò alla porta il più lestamente possibile, aprì e si sentì abbracciare stretta da sua nipote che le sussurrava all’orecchio: “Grazie di tutto nonna, ora possiamo mettere la mia laurea… accanto alla tua pagella”.
NR
L’atmosfera da libro Cuore viene squarciata dalla richiesta di Nicol di parcheggiare la laurea appena conseguita, accanto alla vecchia pagella - più che un presentimento, è una lucida visione delle difficoltà che l’attendono!
AF
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26/11/08 - 14/12/08
Spazio Burri
Oltre la realtà
Opere di Avanti, Bluer, Carluccio, Crini, Natali e altri. A cura di Valentina Carrera
Sala Fontana
Bruno Moretti Sanlorano
In Liberty. A cura di Virgilio Patarini
Sala Vedova
Massimo Sottili
Cherchez la femme. A cura di Davide Corsetti
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“Anche i cretini hanno un’anima: il problema è che ragionano col cervello”
Da: Cretinario, Edizioni Nuove Scritture, Milano. Autore: Calogero Di Giuseppe
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Leggendo la rivista letteraria ANTEREM n. 76
Il tema trattato in tale numero è “Dire la vita”. Tema ardito perché in alcuni interventi si tenta di assimilare la Filosofia alla Poesia. Tali accostamenti recano confusione e quindi un chiarimento (almeno personale) va fatto. Nel cerchio del moto eterno si muove l’essere chiamato “Uomo”. Agisce nel limite invalicabile del mistero, perciò nel dubbio perenne. Voler dissertare sul “Dire la vita” è come affermare che l’essere umano sia in grado di capire che cosa è la vita. Questa presunzione porta l’Animale - Intellettuale a cercare ragioni, scuse, appigli e altro per far partecipi del suo pensiero gli altri esseri, per imporre il proprio. Per dominare le bestie, il regno minerale e tutto il resto del creato.
A questa prepotenza si trova ogni scusa per farla apparire credibile, legittima e conveniente alle predestinate vittime, le quali, a loro volta con i propri ragionamenti desiderano fare altrettanto. Sicché gli appartenenti al regno animale, ospiti imbecilli della Terra si ingarbugliano in labirinti infiniti con strade, vie, viuzze e sentieri senza ritorno, rimanendo nell’inferno della presunzione.
Al contrario… se l’animale-pensante ammette l’impossibilità di capire perché esistiamo e il perché del creato… si fa subito Luce… la strada del sapere è dritta… maestra. Si parte e si arriva. E tutto quello che si fa lungo il cammino è una dovuta domanda a chi ci ha creato. A chi ci ha messo in queste condizioni.
L’Umiltà fa luce su tutto: anche sulle conseguenze disastrose e inutili che i pensatori del passato hanno provocato. Come le guerre e le armi atomiche ecc. Senza essere geni si può predire e DIRE LA VITA futura che sarà: moto perpetuo verso (e diverso) la Fine. I poeti hanno capito prima dei filosofi che è impossibile capire cos’è il creato e chi ne è l’effettivo autore. Tutto si spiega se in ogni ragionamento razionale (e non ) si parte dal nulla e che non siamo fatti par “capire”…sapendo che la meta finale è certa e altrettanto inspiegabile. Chimicamente nessun cervello di tutti gli esseri vissuti in passato è stato uguale agli altri. Come nel presente e come sarà nel futuro. Non saranno uguali neanche quelli clonati. Lo dimostra l’ingarbugliata esperienza dei vari filosofi che, in buona fede, hanno perorato ognuno la propria causa senza mai approdare ad alcuna certezza del perché della vita. Ogni pensiero filosofico ha il suo contrario e può fare soltanto ipotesi. Questi vari pensieri… discipline ecc. possono, in qualche modo, lenire il “malessere” dell’umanità. Non guarire. Altrettanto vale per la grande sociologia e le altre branche del sapere. L’agire e il filosofare con la pretesa di essere razionali significa di non aver capito nulla… quindi essere nulla. Dire la vita (filosoficamente) per accostarla alla Poesia non mi pare una buona idea. È un accostamento che fa male all’Una e all’Altra. Il filosofare razionalmente, cercando di capire il perché delle azioni e delle cose del cosmo in cui viviamo è tutto il contrario del “poetare”… perché la Poesia è spontaneità: irrazionalità. È anche mistero, ignoto, fantasia e armonia col proprio essere… e dell’esistenza che ci circonda. La Poesia ci rende più disponibili al dialogo. Nei momenti più travagliati ci aiuta a vivere meglio. Al contrario la Filosofia è arida perché minuziosamente ragionata, disciplinata… spiegata per farla capire. Spesso è anche piegata al sapere e al Potere. Non al sentimento nobile e puro che accomuna gli esseri con l’Amore. A con-vivere per stare in un mondo nel quale nessuno ha chiesto di abitarlo. Può essere che in alcune opere poetiche vi siano stralci di Filosofia… (1 ciò è naturale perché i poeti non sono la Poesia. Il poeta è soltanto un mezzo. Lo dimostra il fatto che quando la Poesia non è nel poeta, questi diventa un parolaio che ha messo (nero su bianco) dei caratteri su un foglio di carta incomprensibili. Vedi anche poeti famosi.
Compito degli studiosi, saggisti o critici, è quello di cercare il nuovo non soltanto fra i colleghi, ma anche (con umiltà) tra i semianalfabeti dove spesso alberga Lei, la regina delle arti: la Poesia.
1) Spesso si citano dei grandi poeti, tra cui Giacomo Leopardi: …Da canto notturno di un pastore dell’Asia: Che fai, tu , luna in ciel? Dimmi, che fai?
E la satira risponde: Cosa vuoi che faccia? Guardo le cretinate che fate voi sulla Terra! Calogero Di Giuseppe Cretinata n. 27 Da Cretinario, ed. Nuove scritture Mi. Il “colloquio” con la luna avrebbe potuto farlo un filosofo… ma cosa avrebbe concluso? Nulla. Invece il Poeta ha reso il soliloquio immortale perché canto di un’anima.
Calogero Di Giuseppe (4 Ottobre 2008)