Adesione all’appello di Ignazio Marino / Repubblica 1/12/2008

Il Parlamento, con molti anni di ritardo e sull’onda emotiva legata alla drammatica vicenda di Eluana Englaro, si prepara a votare una legge sul testamento biologico.

Dopo quasi 15 anni di discussioni, chiediamo che il Parlamento approvi questo importantissimo provvedimento che riguarda la vita di ciascun cittadino. In Parlamento, dove siedono i rappresentanti del popolo, deve infatti tenere conto dell’orientamento generale del Paese e degli italiani. Rivendichiamo l’indipendenza dei cittadini nella scelta delle terapie, come scritto nella Costituzione.

Rivendichiamo tale diritto per tutte le persone, per coloro che possono parlare e decidere e anche per chi ha perso l’integrità intellettiva e non può più comunicare, ma ha lasciato precise indicazioni sulle proprie volontà.

Chiediamo che la legge sul testamento biologico rispetti il diritto di ogni persona a poter scegliere.

Chiediamo una legge che dia la possibilità, solo a chi lo vuole, di indicare, quando si è pienamente consapevoli e informati, le terapie alle quali si vuole essere sottoposti così come quelle che si intendono rifiutare, se un giorno si perderà la coscienza e con essa la possibilità di esprimersi.

Chiediamo una legge che colmi il vuoto del nostro Paese in questa materia ma rifiutiamo che una qualunque terapia o trattamento medico siano imposti dallo Stato contro la volontà espressa del cittadino.

Vogliamo una legge che confermi il diritto alla salute ma non il dovere alle terapie.

Vogliamo una legge di libertà, che confermi ciò che è indicato nella Costituzione.

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“E’ lecito domandarsi subito chi è la casalinga di Voghera, Onorina, a cui è rivolto questo manuale e che livello d’istruzione ha in materia finanziaria (…) Ma vorrei partire dal paradosso dell’universo giovani in contrapposizione ai vecchi, dal desiderio di vivere alla giornata dei primi, alla visione più lungimirante degli anziani, dalle esitazioni di tanti lavoratori a destinare il loro TFR a un fondo pensione, al diffuso timore dello spauracchio della Borsa.(…) Per il titolo di questo manuale, ho preso in prestito il nome Onorina da mia sorella. Solo per brevità. In realtà ho inteso rivolgermi ai comuni mortali, dal neofita al navigatore solitario di lungo corso, per descrivere quello che in Borsa può rassomigliare al gioco dello yo-yo... avendo l’obiettivo di dotare ognuno di uno strumento che faccia da timone in mare aperto, sia in tempi di relativa bonaccia, sia in piena burrasca.” Buona navigazione a tutti!

continua – la Borsa spiegata a Onorina

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La poesia non ha un luogo proprio dove manifestarsi, ci sono invece situazioni dove è preclusa ogni sua apparizione. Forse è anche per questo che non attecchisce nelle menti (e negli ambienti) dove la sensibilità è ritenuta un’appendice superflua, alla stregua di una peritonite.

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Testacoda, romanzo

Ringraziamenti e avvertenze

Ringrazio Donna Domitilla per l’aiuto offerto nello sviluppo delle suggestive interpretazioni in materia astrale. Eventuali imprecisioni, peggio, avvenimenti e profili di personaggi, con disarmonie tra fatti e assetti planetari, tra carattere e segno zodiacale, sono imputabili soltanto all’autore… sempre che non si possa attribuire una qualche corresponsabilità ad altri fenomeni, dalla provenienza dei soggetti alla loro educazione, o al caso.

Ringrazio la redazione di Radio 24, per l’omessa denuncia, per un’indebita citazione apertamente riportata indietro di oltre un quarto di secolo: può l’omaggio essere un risarcimento adeguato?

Un ringraziamento speciale va alla francese Maud Fontenoy che ha attraversato l’Atlantico su una barca a remi. Ho letto l’articolo su Rai news net, pubblicato il 9 ottobre 2003, che ho scoperto soltanto recentemente. Ho controllato le date di partenza, d’arrivo, di pubblicazione della notizia: non sono in concomitanza con la data del primo aprile né che io sappia con nessun altra dubbia ricorrenza. E mi sono arreso all’evidenza. Senza notizie di questo calibro non avrei mai osato aprire un blog e intraprendere questa mia avventura.

Ringrazio in anticipo quanti vorranno segnalarmi errori o orrori che se evitati possono rendere la lettura di queste pagine più gradevole se mai qualcuno ne seguirà le orme. Se tuttavia qualcuno volesse dissuadermi dal continuare questa esperienza, lo prego prima di tutto d’invitarmi a fermare le gesta di navigatori temerari, di persone che a piedi, in autostop o in bicicletta si accingono a passare da un continente all’altro. Mi rammarico per i vuoti di notizie, per i media che solo a intermittenza ne seguono le gesta, e mentre mi prende lo sgomento per la nostra pochezza quotidiana, constato con sofferenza che di molti ne ho perso le tracce.

Il navigatore avvisa: In queste pagine si parla anche di pittori, si disquisisce del ruolo dell’arte e compagnia bella. Qualcuno, lasciandosi dietro sponde sicure, potrebbe essere tentato di inerpicarsi su impervi sentieri, nello sforzo di leggervi una mal riuscita parodia riguardante l’ambiente o personaggi che frequentano la galleria Mirò. Questa precisazione è indirizzata soprattutto a costoro.

Il manoscritto risale a oltre una ventina di anni fa. Infatti parte di esso è stato pubblicato su Malvagia (trimestrale di cultura sommersa) nei tempi ormai remoti dell’uso telex nella corrispondenza (tra aziende), quando la posta elettronica non esisteva o era un concetto astratto solo per i più informati; pertanto ogni riferimento…

Peraltro, essendo i voli di fantasia per natura anarchici e libertini, nulla vieta formulare accostamenti; le riflessioni sono alla base dello scambio culturale tra individui artefici del loro destino. Se si dovessero quindi cogliere similitudini e assonanze con l’ambiente a noi vicino, vorrà dire che, in antitesi al detto ‘non c’è nulla di nuovo sotto il sole’, dicasi pure: sotto la Carta del Cielo ogni cosa si rigenera in forme nuove.

Trovate la prima parte del romanzo, cliccando il link: Pro-vocazioni letterarie, nella rubrica: proposte d’autore.

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Antefatto: Ho letto un libro, che poi ho prestato a conoscenti ed amici, sulle origini di Gorgonzola, denominata Argenthia al tempo dei Romani… Ammettiamolo, il passaggio da un metallo nobile a un formaggio non convince nessuno.
Queste poche righe trattano delle autentiche origini del gorgonzola, della città che ne porta il nome e rivelano en passant, dell’opera la Nausea di J.P.Sartre, la fonte d’ispirazione.

“Déjà vu, già visto”

Le favole, tutte le favole, hanno il pregio di aprirci gli occhi su verità recondite e un difetto strutturale: congegnate per volteggiare nell’aria come aquiloni, all’improvviso finiscono col planare nella realtà. Neanche la nostra sarà priva di difetti, ma vogliamo sperare che le verrà riconosciuto il sia pur modesto pregio d’aver svelato come si arrivò al gorgonzola alle noci.
Per cominciare, c’era un paese fatto di gorgonzola… Ciò lo si dovette a due fattori principali: bisogno d’incolumità e fobia per le tasse – termine quest’ultimo allora bandito.
Non sto qui a dilungarmi su quel che è già stato scoperto ed è ormai conosciuto ai più, che in un certo periodo dell’era protostorica, quando c’era pace vera tra la popolazione panfiabesca, le case, erano fatte di marzapane, o di cioccolato, o di torrone; sorgevano interi villaggi messi su con qualsiasi prodotto alimentare che fosse sufficientemente solido da poter essere lavorato ed eretto a dimora. L’obiettivo era che, in caso di penuria, così come il corpo umano consuma i grassi, gli abitanti dell’era protostorica consumassero quello che avevano edificato… Ora, il nostro paesone era sorto verso la fine dell’era protostorica, vale a dire, già si erano verificati degli episodi di scorrerie da un villaggio all’altro, erano avvenuti furti di marzapane e di cioccolato… Si era già costituito l’ONU (l’organizzazione nutrizionale universale) che per scongiurare conflitti in tempi di carestia vigilava perché ci fosse abbondanza di cibo per tutti: le abitazioni dovevano essere fatte di materiale commestibile. Per ricostruire i villaggi danneggiati erano state costituite le associazioni di mutuo soccorso. Per sostenere l’ONU e le associazioni di mutuo soccorso avevano inventato le gabelle, il cui nome traeva origine da ciambelle (degenerato in gabelle, ossia: gabbato è chi paga le ciambelle), vale a dire le ciambelle erano il contributo da offrire alle associazioni sopra menzionate; altri termini quali tasse, dazi, imposte erano tassativamente vietati, si poteva comunque usare il quasi sinonimo: contributo. E con-tribuables, si apprenderà in seguito, venivano chiamati nel paese d’oltralpe quei cittadini che si sottomettevano al giogo, dagli altri definiti semplicemente cons (stupidi). Al di qua e al di là delle montagne prosperavano, come scopriremo, due borghi in perfetta sintonia…

continua-cliccare qui per trovare la storia intera

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Finché porti a casa i soldi, sei apprezzato… o almeno così speri. Poi diventi vecchio e tutti ti scansano. Già è molto se riesci a non essere d’impiccio con i tuoi malanni.

Allora, faccio incetta di libri di aforismi. Me li riscrivo uno a uno su un quaderno: cos’altro inventarsi per smuovere i neuroni del cervello a ottant’anni suonati? Trovassi quattro citrulli ottantenni di spirito, proveremmo a mettere su un teatrino: oggi bisogna farne di cagnara per essere ascoltati! (liberamente raccolto da un lettore anonimo a un mercatino domenicale)

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Chi cura la badante?

Il riverbero del sole nell’acqua mi aveva quasi destato dal torpore pomeridiano, e per un attimo scosso, come il piccolo vuoto d’aria desta il passeggero di lungo corso, che subito ritorna al suo dormiveglia. Seduta sul bordo della vasca, le gambe penzoloni, i piedi a mollo, mi era sembrato che lei mi aspettasse. Ma era soltanto una folata di vento e il riflesso della scaletta nell’increspatura dell’acqua cristallina.
Il passeggero abituato alle traversate oceaniche sa come domare la sensazione di smarrimento che, la prima volta che avevo attraversato l’Atlantico, mi aveva colto impreparato al risveglio, sospeso nell’aria a diecimila metri d’altitudine. Il vuoto sotto i piedi, il formicolio alle gambe.
Tranne quando l’ansia trova ben altre fonti di turbamento.

(cliccare qui di seguito per leggere il racconto intero)

Chi cura la badante?

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Il virus della parola (fiabe e altro).

I racconti del vecchio Ben, uno di seguito all´altro incastonati come un romanzo, narrano di un mondo suggestivo dove i fiori veri sono un vago ricordo, dove la storia ufficiale ha l´odore del gorgonzola mentre è la fiaba a riportare alla luce pezzi di verità nascoste (verità che a pensarci bene con il loro luccichio non aspettavano altro che di essere scoperte, tanto che uno si chiede: come ho fatto a non accorgermene prima), dove alieni tengono sotto sorveglianza la terra, inviando esploratori ad ogni lustro per monitorare quanto sta avvenendo. Vi siete mai posti la domanda: “Come riporterebbe un extraterrestre la cronaca di una partita di calcio, magari di un derby Milan-Inter?”

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Chi tanto chi niente (romanzo)

E’ la storia di un sequestro di persona e di un povero cristo che voleva tutto capovolgere.

“Mi abituai cosicché all´aria della fabbrica impregnata di acidi, all´aria di fuori che puzzava di merda, alla mensa, al freddo intenso. Con caparbietà ogni mattina affrontavo quel percorso gelido e umido, il bavero alzato, o avvolto nella sciarpa, con una sigaretta fra le labbra che si spegneva ogni due boccate di fumo. Eppure nel camminare, bestemmiando ringraziavo il suolo che calpestavo perch? mi dava pane; era il primo pane che guadagnavo col mio lavoro.

E così, con animo riconoscente malgrado tutto, trascorsi qualche mese. Poi, a poco a poco, come quella nebbia che si ficcava dappertutto e persino nelle ossa, l´odio mi si insinuò sordido nel corpo. Pian piano esso divenne stimolo, linfa, anima della mia esistenza. A che cosa era servito l´avere studiato, se poi mi trovavo in fabbrica, impotente servitore d´una macchina che mi condizionava e guidava i movimenti? Non avevo un angolo di casa dove potermi sedere e leggere indisturbato. Non c´era un amico con cui parlare di qualcosa di diverso che non fosse il calcio o la donna che manca. Avevo da mangiare e basta.

Considerando abbrutimento quella estenuante lotta per la sopravvivenza, presi ad odiare il lavoro, ogni cosa. Odiavo quel pane avvilente causa di prostrazione, la gente che mi circondava e che pareva accettare tale misera, mio padre, mia madre? Dal loro amore e piacere, dalla loro unione, era nato tanto dolore. Con l´odio nel cuore vivevo, tiravo avanti.”

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Perfect to be second

 

As a CM it is not natural to start developping a grudge against corporations. After all, what problems have we ever had in updating a credit line to companies of same size than ours; whereas have we not spent the whole life in sending out warning signals on small and medium sized firms heavely dependent on deferred terms plus cronical delays for survival?

On the other hand one cannot feel hurt by cases such as Enron or Worldcom or what else, that can hit hard like eartquakes, since no one can be judged responsible where a bunch of auditors have failed. Neither scandals nor corrupted people which have always existed can affect the system or a CM as an individual.

“Certainly it annoyed the 2 Managers who were visiting their customer to be told to wait, while they were visiting a firm of less 15 workers, in a space of less 200 square metres in the outskirts of Prato. 4 Chinese girls had just entered to buy scraps of tissues. The lady owner of the firm had interrupted their meeting, she had served the girls and then had explained that the Chinese would make small handbags out of these scraps. When the meeting was over the 2 Managers had been able to put together the missing pieces of the puzzle. The lady owned several tiny workshops, each one was a legal entity of its own, each one had different machinery which would produce a special type of tissue. Depending on the seasonal and volatile caprice of fashion, she would shut the workshops that saw a drop on sales and she would open the one which could produce the new tissue that would soon become trendy. Same workers were made redundant by one legal entity and would immediately be hired by the sister company. Everything was happening without any interference of unions and fiscal authorities. Which database of any reporting agency, which business plan would have captured such tiny and frenzy activity?”

With a car, high speed may lead to a crush. But high growth is the need of the current economic climate. IT programs, PCs, mobile phones, any gadgets soon become old, well before one has had the opportunity to exploit them up to at least 50 pct of their capacity.

With corporate organizations it is more or less the same situation: any change is rushed upon individuals who need to adapt immediately or be swept away. Errors are seldom investigated. The swift changes at the top of high hierarcies of corporations must not confuse anyone. Each move will only increase their rapacious greed. High ranked managers push ahead for new solutions, that are brought forward by internal motivated carrierists and external greedy advisors. Long term structural changes are made with a short-sighted look at the company’s target, another eye at their company’s performance at the stock exchange.

It is a new management’s style. None will remain still in the same position awaiting developments. Carrerists will move to a new position. Talented advisors will soon be offering a new service, drafting a new scenario, imposing another rythm. Everybody is again to get up and running before one can even walk. It is a drugged economy with no time to turn over the shoulder to the past for analysis on possible errors because immediately there is a new product which is supposed to bring the solution to the problems of the program one has just started using.It is impressive how many changes are dictated by creative studies. One slide after another these presentations bring new shapes to corporations, like TV everything is live before it is real.

It is management by powerpoint, centralized processes that must go with centralized systems, above country’s legislation and fiscal requirements. To enter into a large database a name and address of a foreign company, when the local language is unknown, is like letting the first brick be laid by one who is not a mason. To administer centrally accounting processes of several legal entities with different country’s legislation and fiscal requirements that have not yet been harmonised, to run these centralised functions with temporary employees who quit before they have acquired enough knowledge to master their own jobs, to go through several phases of job cuts with one quarter as long-term vision, all is like building a castle on quicksand. Isn’t this the current scenario of many multinational companies in the States and in Europe?

Unallocated costs cause variances of 20% to 30% of standard prices every month – what policy can be played in the market? Funds that are received but remain not matched to specific invoices or even to specific customers’ accounts continue to grow to the size of a company’s portfolio. Inquiries for lost funds in bank channels often remain open for months. Tickets are being opened for many queries and sometime get closed without a proper solution to issue. Un-collectible credits inflate the assets of corporations.

Manipulation of balance sheets are not necessarily linked to corruption, but can also be the result of centralized processes, fast changes, the always-positive-attitude that is tantamount to a completely lack of dialogue with employees, mismanagement. Continuous internal surveys have similarities in the way politicians administer their image, as a tool for measuring support rather than a democratic approach. Could also security and therefore the environment be affected by these rapid economic trends? Many companies spend a lot of resources on security; any accident would be felt as one of the most dangerous downturns. Still, boasting attitudes is the most practiced sport. But hard to be achieved targets, mixed with fears of job losses can lead to disasters.

Other scenarios are always possible: to remain still in the middle of the tornado. Swift changes that require swift decisions on the one hand, on the other hand managers who are afraid to make errors. Meetings, teleconferences, surveys, elaborated projects can easily become tools to protect one’s career from mistakenly taking sides when the crux of the matter is reached, the road parts in a crossroad, when issues bring a variety of potential solutions with uncertain effects. Either through team discussions, or fully aligned to his own hierarchy, why should the indecisive manager bother to push ahead in any directions. If one is part of the organization, it is folly to move alone.

Nothing is more amazing than the news business. Apart from sports and entertainments, most TV news are about tragedies and scandals of any sort. Newspapers banish from first columns of first pages whatever could be seen other than the most appalling occurrences. In few words all media compete in bad news with the exception of corporations’ newsletters, press releases, quarterly announcements of their economic results which celebrate any achievement as a successfully one. Internal jargon is so dependant on pro-active thinking that any criticism risks to be interpreted either as a mere attack or, if tempered by a layer of constructive thinking, it goes unnoticed.

With its bureaucracy and dictatorial organization crossing states’ boundaries, would not a corporation have been the ideal ground for Kafca, had he lived nowadays, to generate his masterpiece ‘The trial’?. But here are other areas, other scenarios.

The Prato district (Italy) with its 178000 inhabitants and an almost an equal number of small-medium sized companies ( a proliferation helped by Chinese immigrants) is at the opposite side of large enterprises. In a territory where art had been the root of the economy for centuries, a significant number of small firms, independent companies, while competing with each other and flourishing together, have found ways to develop expertise, to cover efficiently one segment of the market and to be second to none.

With a natural instinct for beauty and business, these artisans are creating fabrics that are looked as masterpieces; like old fashioned-entrepreneurs they are close to the working community, they care about their town and territory; no piece of mind is set up or longing to become dominant over other human beings. Life is less obsessed by economic wealth.

However there is also the other face of the coin. Like an iceberg, a good deal of these activities are underwater. The hidden economy with money not recorded on balance sheets, workers without a public pension fund, tax free revenues, everything looks better (for the delinquent and for the poor entrepreneur) than a tax and duty free zone where there is no need even to register. It is kind of a piece of art of the free economy.

“Certainly it annoyed the 2 Managers who had come to meet their customer to be told to wait, while they were visiting a firm of less 15 workers, in a space of less 200 square metres in the outskirts of Prato. 4 Chinese girls had just entered to buy scraps of tissues. The lady owner of the firm had interrupted their meeting, she had served the girls and then had explained that the Chinese would make small handbags out of these scraps. She had no path set up for an ascending career and had no vision.

When the meeting was over the 2 Managers had been able to put together the missing pieces of the puzzle. The lady owned several tiny workshops, each one was a legal entity of its own, each one had different machinery which would produce a special type of tissue. Depending on the seasonal and volatile caprice of fashion, she would shut the workshops that saw a drop on sales and she would open the one which could produce the new tissue that would soon become trendy. Same workers were made redundant by one legal entity and would immediately be hired by the sister company. Everything was happening without any interference of unions and fiscal authorities. Which database of any reporting agency, which business plan would have captured such tiny and frenzy activity?”

What resources are given CMs to deal with both such free zone markets and corporations?

“Daddy, I got ‘good’ for my homework… My friend got ‘very good’. Do you mind?”

“Of course not: son, it’s good to be first; perfect to be second or just above the average.”

AF Sept.2003

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